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Analisi di un campione di alimento: diritti e doveri

Gli ispettori sanitari, sospettando che un alimento destinato alla vendita possa essere non conforme alla normativa vigente, decidono di prelevarne un campione da analizzare in laboratorio.

Nell’articolo precedente abbiamo visto quali sono i funzionari competenti ai controlli, cosa possono controllare, con che modalità e i diritti esercitabili in caso vengano rilevate violazioni.

Nel presente intervento, invece, ci concentreremo più in dettaglio sui diritti e doveri in caso di analisi di un campione di alimento.

Le norme applicabili

Sicuramente, l’aspetto più delicato della visita dei controllori è il prelievo di campioni di alimenti da sottoporre ad analisi di laboratorio.

Scopo dei pubblici ufficiali, evidentemente, è accertarsi che la sostanza analizzata sia conforme alla legge in punto di sicurezza ed igiene o in punto di caratteristiche qualitative.

Per quanto riguarda le modalità e le norme di prelevamento, nonché i metodi di analisi e la valutazione dei risultati, a livello generale, si deve far riferimento alle linee guida delineate nel Codex Alimentarius. In Italia, il quadro è fornito dal D.P.R. 327/1980Regolamento di esecuzione alla legge 30 aprile 1962, n. 283” e dal D.M. 16.12.93Individuazione delle sostanze alimentari deteriorabili alle quali si applica il regime di controlli microbiologici ufficiali”.

In alcuni casi, tuttavia, vi sono norme specifiche di carattere comunitario/europeo o nazionale che riguardano metodi di analisi e/o batteri, contaminanti, parassiti o altre sostanze da ricercare, tra cui, a titolo di esempio, si possono citare il Reg. (CE) 2073/2005 per la verifica di quei microrganismi, come la salmonella, che rilevano ai fini dell’igienicità degli alimenti, la Dir. 2002/63/CE 11 luglio 2002, recepita con D.M. 23 luglio 2003 per gli antiparassitari, la Dir. 96/23/CE) sui pesticidi e il D.M. 20 dicembre 1980 sui fitosanitari.

Si ricorda, infine, che il nuovo Reg. (UE) 2017/625 (che entrerà in vigore il 14 dicembre 2019), prevede, all’Allegato III – Caratterizzazione dei metodi di analisi, i principi che ogni Stato Membro deve garantire nell’esecuzione delle analisi nell’ambito dei controlli ufficiali: accuratezza, precisione, ripetibilità, riproducibilità. Vi è una evidente tensione e preferenza verso criteri il più possibili uniformi, generali, standardizzati ed accettati internazionalmente (v. art. 34Metodi di campionamento, analisi, prova e diagnosi) tra cui “quelli accettati dal comitato europeo di normalizzazione (CEN); o metodi pertinenti sviluppati o raccomandati dai laboratori di riferimento dell’Unione europea e convalidati in base a protocolli scientifici accettati internazionalmente”.

E’ prevedibile che a partire dal 2020 la Commissione emanerà appositi atti di esecuzione che determineranno standard europei sui metodi di campionamento, analisi, prova e diagnosi.

L’art. 35, inoltre, è specificamente dedicato al diritto alla “Controperizia”, che deve sempre essere garantito (anche mediante il prelievo di quantità sufficiente di campione affinché la stessa sia materialmente possibile), salvo ipotesi particolari (es. presenza di organismi nocivi da quarantena).

Il prelevamento dei campioni

In ogni caso, ogniqualvolta il controllore prelevi un campione, deve redigere apposito verbale che conterrà tutti i riferimenti spazio-temporali dell’operazione, con descrizione precisa dell’attività effettuata e della sostanza prelevata (tipo di alimento, confezione, condizioni di conservazione, modalità di vendita al pubblico, fornitore, di quante aliquote è composto il campione, a chi è destinato ecc.). Chiaramente il verbale va firmato dai presenti e una copia va consegnata al titolare, il quale riceverà altresì un’aliquota del campione prelevato (copia del verbale e un’aliquota andranno parimenti trasmessi al produttore della sostanza campionata).

Le analisi disposte nell’ambito dei controlli ufficiali sono effettuate, per ciò che concerne gli aspetti sanitari, presso l’Istituto Superiore di sanità o, in alternativa, presso altri laboratori designati dal Ministro della salute mentre, per tutti gli altri aspetti (detti “merceologici), dall’Istituto nazionale ricerca alimentazione e nutrizione o altri laboratori designati con decreto dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Le aliquote

Quando viene prelevato un campione, i controllori devono fare in modo di suddividerlo, se possibile, in più “aliquote”, normalmente quattro o cinque, ovvero frazioni rappresentative delle caratteristiche del campione stesso. La finalità, come è intuibile, è quella di consentire molteplici analisi sullo stesso campione, a maggior garanzia per colui che subisce il controllo.

Precisamente, un’aliquota serve per l’analisi di prima istanza, un’altra viene lasciata al soggetto ispezionato, la terza è per l’eventuale analisi di revisione, la quarta è a disposizione dell’autorità giudiziaria, nel caso decidesse di ordinarvi una perizia, la quinta, infine, non sempre sussistente (per esempio quando l’alimento è deteriorabile), è riservata al produttore della sostanza analizzata (spesso soggetto diverso dal controllato), il quale può ritirarla entro 60 giorni dalla notifica.

L’aliquota lasciata all’interessato consente a quest’ultimo di svolgere una propria analisi, i cui risultati potranno così essere confrontati con quelli del laboratorio competente o autorizzato dall’Autorità di Controllo.

Se il campione è unico, viene definito come reperto, e ciò dipende dal fatto che è materialmente impossibile prelevare più aliquote, oppure che il materiale è estremamente deteriorabile o che la sua scadenza è imminente. E’ chiaro che in queste ipotesi l’analisi sarà irripetibile, pertanto l’ispettore sanitario dovrà informare l’interessato del giorno, dell’ora e del luogo dell’analisi così da consentirgli di prendervi parte, anche tramite consulenti di parte.

In ogni caso, le aliquote, una volta prelevate, vanno sigillate ermeticamente e contrassegnate (indicando cioè chi ha eseguito il prelievo, quando, dove, nell’ambito di quale controllo ecc.).

I diritti che si possono far valere dopo il referto positivo del laboratorio

Una volta effettuata l’analisi, l’autorità comunica all’interessato l’esito della stessa, trasmettendo all’impresa alimentare controllata una raccomandata con avviso di ricevimento. Se si tratta di prodotto preconfezionato, la notifica va effettuata anche ai soggetti indicati nell’etichetta del prodotto.

La regolarità della notifica è di fondamentale importanza, poiché i risultati delle analisi non sono efficaci verso gli interessati che non abbiano ricevuto la raccomandata in tempo per poter chiedere l’analisi di revisione.

Se viene accertata una non conformità, l’interessato viene avvisato della facoltà di presentare istanza di analisi di revisione (entro 15 giorni), oppure di inviare all’autorità competente a ricevere il rapporto scritti difensivi, documenti ed eventualmente la richiesta di essere audito dall’autorità stessa (entro 30 giorni) o, ancora, di pagare la sanzione pecuniaria con la possibilità di beneficiare della riduzione prevista dall’art. 16 L. 689/81.

E’ bene evidenziare che non sempre è possibile richiedere la revisione: è l’ipotesi degli alimenti deteriorabili (così come individuati dall’art. 1 del D.L. 16 dicembre 1993) o di campioni per i quali non risultava oggettivamente possibile estrarre più aliquote.

L’autorità competente dovrà allora, pena l’inutilizzabilità dei risultati, notificare agli interessati l’informazione circa giorno, ora e luogo della prima e unica analisi, garantendo loro i diritti difensivi (vedi prossimo capitolo).

Se, invece, è il caso di alimenti non deperibili o di campioni composti da più aliquote, il soggetto controllato potrà presentare istanza scritta e bollata di revisione, allegando il referto contestato e la ricevuta di versamento dell’importo stabilito dal tariffario (attualmente per l’I.S.S. è pari ad € 900) effettuato presso la Tesoreria provinciale. L’istanza è diretta allo stesso Organo che ha effettuato il prelievo. Tale autorità, successivamente inoltrerà l’istanza al laboratorio di competenza, oltre che a quello che ha effettuato la prima analisi, con l’invito a quest’ultimo a trasmettere al primo l’aliquota destinata alla revisione. L’Organo accertatore, poi, dovrà obbligatoriamente notificare a tutti gli interessati (impresa controllata ed, eventualmente, produttore) giorno, ora e luogo della seconda analisi, dando così modo agli stessi di partecipare direttamente o tramite proprio consulente tecnico.

In seguito alla ricezione dell’istanza, il laboratorio competente dovrà completare la seconda analisi entro il termine massimo di due mesi (termine, tuttavia, ordinatorio), o, se inferiore, entro il termine minimo di conservazione dell’alimento o della data di scadenza dell’alimento indicata in etichetta.

Se l’esito di questa seconda analisi conferma quello della prima, la notifica del referto equivale alla contestazione, con possibilità di presentare scritti difensivi e richieste di audizione all’Organo Competente o di pagare la sanzione amministrativa, ridotta nel caso di versamento effettuato nei termini previsti.

Si ricorda, poi, che in seguito a primo referto positivo (nel senso con accertamento di una violazione) non sottoposto a revisione, o a secondo referto di conferma del primo, l’Organo accertatore dovrà informarne l’Autorità Giudiziaria della possibile sussistenza di un reato.

Questo è quanto accade nei casi di cosiddetta frode commerciale, ovvero ipotesi delittuose che ledono l’economia e gli interessi dei consumatori, ma che non rappresentano un potenziale danno per la salute (es. artt. 515, 516, 517 c.p.). Se, invece, la non conformità rilevata rappresentasse un tale rischio, anche solo ipotetico, l’Organo accertatore dovrebbe inoltrare l’informativa di reato immediatamente (art. 1 co. 6° L. 283/62), vale a dire, senza attendere l’esito di una eventuale seconda analisi.

Implicazioni nel processo penale delle analisi di laboratorio

Partiamo dall’ipotesi in cui, per le caratteristiche dell’alimento e del campione, vi sia la possibilità di fare un’analisi successiva alla prima.

In primo luogo, trattandosi di accertamento tecnico ripetibile, e non essendo ancora emersi indizi di reato (i quali emergeranno, semmai, dopo la prima analisi), non si applicano le garanzie difensive previste dal codice di procedura penale (diritto all’assistenza del difensore e contraddittorio della difesa sull’accertamento tecnico). Infatti, la normativa, come sopra indicato, non impone all’autorità di notificare agli interessati il giorno e l’ora della prova in laboratorio.

Una volta che il responso del laboratorio evidenzi elementi di reato, di contro, le persone iscritte sul registro degli indagati devono essere trattate con tutte le garanzie previste a tutela degli imputati. Infatti è previsto che agli stessi siano notificati giorno, ora e luogo dell’accertamento di revisione, con invito a parteciparvi anche nominando un difensore oltre che, eventualmente, un tecnico di parte.

Se l’Autorità omettesse la notifica, impedirebbe agli interessati di esercitare i propri diritti difensivi, con la conseguenza di rendere l’esito dell’analisi di revisione non utilizzabile processualmente. A questo punto, se ancora possibile, gli indagati/imputati saranno rimessi nei termini per presentare istanza di revisione; in caso contrario, il responso del laboratorio (sia di prima che di seconda istanza) semplicemente non potrà più trovare spazio all’interno del procedimento. Questo non significa, comunque, che il processo penale si concluderà anzitempo per improcedibilità dell’azione penale o per declaratoria di insussistenza del fatto: semplicemente, farà il suo corso facendo a meno dell’elemento di prova inutilizzabile.

Se, invece, fossero violate solo le norme tecnico-operative preordinate all’estrazione del campione e all’effettuazione dell’analisi, non si potrebbe invocare l’inutilizzabilità dei relativi risultati a meno che non fossero state messe a verbale le opportune contestazioni. Semmai, si potrebbe argomentare in merito alla bontà e attendibilità dell’esito del laboratorio.

Nella diversa ipotesi in cui, invece, fin dall’inizio non fosse possibile la revisione (per deteriorabilità dell’alimento o per esiguità del campione), le garanzie difensive citate saranno applicabili immediatamente con una precisazione: ai sensi dell’art. 4 del d. lgs. 123/1993, vi è una prima “pre-analisi” non garantita e una eventuale successiva ripetizione in contraddittorio sui soli parametri irregolari. L’impresa soggetta ad accertamento, cioè, potrà in questa seconda fase essere assistita da un tecnico di fiducia. Non è prevista invece l’assistenza di un legale, poiché non è detto che nel corso della pre-analisi siano emersi indizi di reato: se però ciò si verificasse, allora non potrebbe negarsi tale ulteriore garanzia difensiva.

Per finire, nell’eventualità che l’irripetibilità delle analisi sia dovuta per fatti sopravvenuti imprevedibili (o per inerzia dell’interessato), il referto è inseribile nel fascicolo del dibattimento e utilizzabile per la decisione.

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