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Cosa fare in caso di un controllo dei NAS o del SIAN

Comportamento da tenere, diritti e doveri

Degli ispettori suonano alla porta e chiedono di accedere ai locali dove si preparano gli alimenti. Panico.

Ecco cosa fare in caso di un controllo dei NAS o del SIAN: come ci si dovrebbe comportare, i diritti che si possono far valere e i doveri imposti dalla legge.

In questo primo articolo vedremo cosa fare in caso di controlli, ispezioni e contestazioni. Nel prossimo articolo, invece, affronteremo il tema più specifico dei prelievi di campioni e delle analisi di laboratorio.

I controlli

I controlli ufficiali essenziali sono di due tipi: sistematici (a cadenza regolare) e a sorpresa

Oltre a questi, le Autorità competenti, con proprio provvedimento motivato e circostanziato (relativa all’oggetto e all’ambito territoriale di interesse), possono disporre l’esecuzione di controlli ufficiali supplementari straordinari, ovverosia ulteriori rispetto a quelli imposti dalla normativa comunitaria o nazionale o previsti dal Piano integrato dei controlli.

Senza considerare, chiaramente, i controlli disposti dall’Autorità Giudiziaria che abbia avuto notizia di comportamenti delittuosi.

I controllori

I controllori possono essere funzionari alle dipendenze del Ministero della Salute, o meglio, di uno degli uffici competenti di questo dicastero, tra cui si citano, a titolo di esempio, gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (U.S.M.A.F.) (per l’importazione da Paesi extra-UE di alimenti di origine non animale) e i Posti di Ispezione Frontaliera (P.I.F.) (per l’importazione da Paesi extra-UE di alimenti di origine animale). Più frequentemente, gli ispettori sanitari provengono dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL), le quali operano attraverso i Servizi di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (S.I.A.N.) ed i Servizi Veterinari (S.V.). Sempre dipendente dal Ministero della Salute, vi è poi il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute attraverso i Nuclei Antisofisticazione e Sanità (N.A.S.).

Da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (oggi anche del Turismo), i controlli possono arrivare per il tramite del’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e Repressione delle Frodi (ICQRF) e di Agecontrol, società che effettua controlli di qualità sui prodotti ortofrutticoli freschi oltre che verifiche istruttorie, contabili e tecniche nei settori agroalimentari interessati dagli aiuti comunitari.

Per questioni particolari, potrebbero altresì presentarsi in azienda anche agenti di Polizia Locale, oltre che della Guardia di Finanza.

Va rimarcato, comunque, che solo un funzionario munito della qualifica di ispettore sanitario può accedere ai laboratori di produzione ed ispezionarli.

In ogni caso, l’addetto al controllo, nell’esercizio delle sue funzioni, è un Pubblico Ufficiale che agisce quale ufficiale o agente di Polizia Giudiziaria, con relativo obbligo di riferire alla Procura della Repubblica eventuali notizie di reato di cui venisse a conoscenza.

 Oggetto dei controlli: cosa viene ispezionato?

Le ispezioni verificano cosa si fa (prodotti finiti, ma anche i semilavorati nonché gli ingredienti utilizzati, i coadiuvanti tecnologici, i materiali e oggetti a contatto con gli alimenti – MOCA, le etichettature, i documenti per la rintracciabilità ecc.), dove (locali, uffici, laboratori ecc.) come (processi produttivi, processi di pulizia, disinfettazione e sanificazione), chi (gli addetti alla manipolazione degli alimenti, le loro condizioni igieniche, la loro formazione con relativi attestati), senza dimenticare l’analisi dei documenti rilevanti per l’azienda alimentare (es. manuale HACCP).

In particolare, i controllori, nell’espletamento del proprio incarico, svolgono la seguente attività:

a) accedere e ispezionare qualunque luogo (considerando tale anche un mezzo di trasporto), a prescindere da chi ne abbia l’effettiva titolarità, in cui anche temporaneamente vi siano alimenti, indipendentemente dall’origine e tipologia. Scopo dell’ispezione è:

  • verificare la pulizia e la manutenzione di ambienti/attrezzature e addetti;
  • verificare la conformità delle etichette degli alimenti nonché la loro rintracciabilità;
  • controllare i documenti certificativi o autorizzativi obbligatori (relativi agli impianti o ai macchinari), oltre che i manuali di autocontrollo e le dichiarazioni di conformità dei MOCA;
  • analizzare i dati (es. temperatura della cella frigorifera, umidità, pH ecc.) degli strumenti di controllo aziendali o mediante quelli di proprietà degli organi di controllo;

b) prelevare campioni di alimenti o strumenti o mezzi, finalizzati alla successiva analisi di laboratorio (soprattutto per la rilevazione di patogeni, additivi vietati, corpi estranei, ecc.);

c) procedere al sequestro amministrativo o sanitario ed, eventualmente, alla confisca di alimenti da considerarsi pericolosi, nocivi o inadatti al consumo umano (v. art. 14 Reg. (CE) 178/2002), anche sulla base del principio di precauzione (art. 7 reg. cit.), nonché di alimenti per i quali non vi sia tracciabilità, di quelli clandestinamente introdotti nel territorio nazionale, di quelli privi di certificazioni o documentazioni obbligatorie o con certificazioni/documentazioni palesemente falsi o contraffatti.

d) eventualmente richiedere l’audizione del responsabile e degli addetti dell’impresa ispezionata;

e) valutare le procedure adottate dall’impresa per garantire la qualità igienica degli alimenti.

N.B. E’ escluso qualsiasi risarcimento o indennizzo per gli alimenti sequestrati che risultino poi, tuttavia, sulla base delle analisi condotte, conformi alla normativa alimentare. Allo stesso modo, nessun risarcimento o indennizzo per errori compiuti dai funzionari, a meno che non abbiano agito con dolo o colpa grave.

 

Comportamento da tenere e diritti in caso di controllo

Innanzi tutto, non appena i funzionari addetti al controllo si presentano in azienda, è lecito (anzi, consigliabile!) informarsi sulle generalità, le qualifiche (richiedendo, educatamente, l’esibizione del tesserino di servizio) e i motivi della visita.

Normalmente è il titolare che dovrà accogliere gli ispettori e relazionarsi con loro, ma potrà anche nominare un proprio delegato.

Tenere un atteggiamento irrispettoso o maleducato è poco utile e non farebbe che creare un clima di tensione. La collaborazione, oltre che un dovere legale, è prima di tutto questione di etica e di professionalità.

Detto questo, porre ostacoli all’attività di controllo avrebbe conseguenze a dir poco spiacevoli: in primo luogo, perché la violazione dell’ordine di accesso dato dalle Autorità configura il reato di cui all’art. 650 c.p.; in secondo luogo, gli ispettori possono comunque chiedere l’ausilio della forza pubblica per svolgere il proprio incarico; infine, si potrebbe subire anche una denuncia per oltraggio o resistenza a Pubblico Ufficiale.

Certo, a volte sono i funzionari a comportarsi in maniera non onorevole o scorretta.

In tal caso, è bene chiedere che venga messa a verbale una propria dichiarazione in cui si vanno ad evidenziare irregolarità o comportamenti illeciti dei procedenti.

Dopo aver effettuato i dovuti controlli, infatti, i controllori dovranno redigere una relazione con la descrizione di tutta l’attività svolta, circostanziandola a livello spaziale e temporale, descrivendo i partecipanti, le azioni poste in essere e le dichiarazioni fatte. Una copia va sempre consegnata al titolare dell’azienda controllata.

La legge prescrive che eventuali contestazioni dovrebbero essere effettuate immediatamente e messe a verbale; se non è possibile, vanno notificate agli interessanti entro 90 giorni dall’accertamento (art. 14 L. 689/81).

Se viene prelevato un campione accertato come non conforme dal laboratorio, la notifica del referto sia della prima analisi che di quella di revisione ha lo stesso valore legale della contestazione. Ciò significa che l’interessato potrà percorrere una delle strade sotto illustrate.

 

Diritti che è possibile esercitare dopo la contestazione

In seguito alla contestazione, l’interessato viene avvisato che può esercitare una delle seguenti facoltà:

  1. pagare la sanzione quantificata nel verbale, potendo beneficiare di una riduzione nel caso in cui il pagamento sia fatto entro 60 giorni dalla contestazione stessa (o dalla sua notifica). La riduzione è calcolata come l’importo più favorevole tra un terzo del massimo edittale e il doppio del minimo;
  2. entro 30 giorni dalla contestazione (o dalla sua notifica), inviare all’autorità competente a ricevere il rapporto ex art. 18 L. 689/81, scritti difensivi, documenti ed eventualmente la richiesta di essere audito;
  3. per le sanzioni previste dal d. lgs. 231/2017, che punisce le violazioni riguardanti le informazioni sugli alimenti ai consumatori e accertate dall’ICQRF, rettificare per iscritto le informazioni non conformi, senza ulteriori conseguenze negative sul piano amministrativo (art. 27 co. 5°);
  4. per le violazioni sanabili di lieve entità, non concernenti la sicurezza alimentare, commesse per la prima volta da imprese agricole e per le quali è prevista la sola sanzione amministrativa pecuniaria, accedere al nuovo meccanismo della diffida di cui all’art. 1 co. 3° del D.L. 24 giugno 2014 n. 91, convertito con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116 (c.d. “Campo Libero”). In sostanza, l’impresa agricola viene intimata a sanare dette violazioni e ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose dell’illecito, entro un termine di 20 giorni dalla notifica della diffida. Se ottempera, non avrà più alcuna conseguenza sul piano sanzionatorio; in caso contrario, dovrà pagare la sanzione per intero.

Quanto alla prima strada, è previsto un ulteriore sconto, che può arrivare fino ad un terzo del totale, per le sanzioni di cui al d. lgs. 231/2017 sopra citato e beneficiabile soltanto dalle microimprese (v. raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003: fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro e meno di 10 dipendenti).

Ancora, altro sconto, pari al 30% sulla somma già calcolata ex art. 16 L. 689/81, è applicabile all’impresa agricola a cui venga contestata una violazione per la quale è prevista la sola sanzione pecuniaria e che proceda al pagamento entro 5 giorni dalla contestazione o dalla sua notificazione (art. 1 co. 4° del D.L. 24 giugno 2014 n. 91).

Quindi, per riassumere il funzionamento degli sconti in materia di sanzioni pecuniarie per violazioni di carattere non igienico-sanitario:

  1. calcolare la minor somma tra il terzo del massimo e doppio del minimo della pena edittale (per il pagamento entro i 60 giorni dalla contestazione o relativa notifica);
  2. se l’ente controllato è una microimpresa, potrà beneficiare di una successiva riduzione fino ad un terzo;
  3. qualora il soggetto sottoposto ad accertamento sia anche un’impresa agricola che commetta una violazione per la quale è prevista la sola pena pecuniaria, è applicabile infine la riduzione di un ulteriore 30% (per il pagamento entro 5 giorni dalla contestazione o relativa notifica).

Quanto alla seconda strada, subito dopo la presentazione della richiesta, il fascicolo verrà preso in carico dall’ufficio del contenzioso dell’autorità competente.

A questo proposito, vi è da capire a quale ufficio intende riferirsi il legislatore.

A nostro avviso, l’Autorità Competente sul ricorso è l’“Ufficio legale – contenzioso” dell’azienda sanitaria locale, se si tratta di violazioni di norme di carattere igienico-sanitario, mentre l’“Ufficio legale – contenzioso” della Camere di Commercio Industria Artigianato Agricoltura, se si tratta di violazioni di tipo merceologico (etichettatura, commercio ecc.). In Veneto le autorità indicano, come Autorità Competente, il Sindaco, indicazione che a parere di Lexfood non risulta del tutto corretta.

Il responsabile dell’Organo di Controllo, sentiti gli interessati ed esaminati i documenti e le memorie difensive trasmessi, se ritiene di confermare la contestazione, determina entro 90 giorni dalla trasmissione dei documenti o da quando il richiedente è stato sentito, con ordinanza motivata (opponibile entro 30 giorni innanzi al Giudice competente per luogo), la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento. Decorsi invano tali 90 giorni, il procedimento si intende archiviato. Il pagamento della somma di cui sopra è effettuato all’ufficio indicato nella ordinanza-ingiunzione entro il termine di trenta giorni dalla notificazione di detto provvedimento, che costituisce, per altro, titolo esecutivo.

Le ultime due strade delineate, per la loro essenzialità, non meritano invece alcun ulteriore approfondimento.