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Etichette semaforo, nutriscore e la via tedesca

Etichette semaforo, nutriscore e la via tedesca: vediamo cosa accade negli Paesi a noi vicini e quali ripercussioni possono esserci per il made in Italy.

Da anni, ormai, conosciamo applicazioni di etichette a semaforo e nutriscore nel Regno Unito e in Francia, sebbene con approcci diversi e sono in fase di implementazione in Belgio, Spagna, Portogallo, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Recente è invece la proposta tedesca, che pare voler percorrere una strada diversa e, forse, più condivisibile.

Etichette semaforo e nutriscore

Le etichette semaforo sono una rappresentazione grafica e sintetica dei valori nutritivi di un alimento preconfezionato, con lo scopo di indicare al consumatore medio quanto salutare sia quell’alimento. Si tratta, evidentemente, di informazioni volontarie non armonizzate a livello eurounitario e, pertanto, dovrebbero essere rispettose degli artt. 7 e 36 Reg. (UE) 1169/2011: non indurre in errore il consumatore, essere precise (non ambigue), chiare, e facilmente comprensibili dallo stesso, fondate scientificamente e non attribuire proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana.
Come vedremo tali requisiti, purtroppo, non sembrano essere rispettati dalle etichette a semaforo o nutriscore, soprattutto nel caso francese.

Nel Regno Unito è possibile usare una forma di etichetta a semaforo già dal 2013. Come si può constatare dall’immagine sotto riportata, vengono utilizzati i colori tipici del semaforo – verde, arancione (invece del giallo), rosso – per indicare se calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale sono presenti, singolarmente e in 100 grammi di prodotto, in quantità ideali, mediocri oppure non ideali per una dieta corretta.

Il modello francese, invece, è più propriamente chiamato “Nutriscore”, ed è basato su 5 colori che vanno dal verde acceso fino al rosso, passando per l’arancione e gradazioni intermedie (vedi immagine sotto).
Rispetto al Regno Unito, qui l’indicazione non viene fatta per singolo macro nutriente, bensì tramite un giudizio globale sul valore nutrizionale dell’alimento, sul quale incidono negativamente il valore energetico, i grassi saturi, gli zuccheri semplici e il sale, mentre incidono positivamente le fibre, le proteine e le vitamine.

 

Il problema delle etichette semaforo o nutriscore

Sebbene di primo acchito l’idea di un’etichetta riassuntiva e immediata possa suonare bene, nella pratica si creano invece storture che, immancabilmente, vanno a favorire le lobby più forti nel Paese in cui questi “semafori” vengono utilizzati, con casi assurdi quali quello della Coca-Cola che viene “premiata” con punteggi migliori rispetto al Grana Padano (poiché reputato alimento grasso, e, pertanto, dannoso).
In generale, appaiono sfavoriti alimenti quali formaggi, salumi e confetture che, manco farlo apposta, sono tra i cavalli di battaglia del made in Italy e che nessun dietologo si sognerebbe mai di sconsigliare del tutto.

Il problema di questo tipo di etichette sta nel fatto che l’estrema sinteticità è in realtà essa stessa ingannevole e, pertanto, non dovrebbe essere ammissibile stante le norme sopra richiamate del regolamento FIC.
Pretendere di dare, arbitrariamente, punteggi su quanto faccia bene un alimento prendendo in esame, grossolanamente, solo alcune informazioni, lascia il tempo che trova e non ha alcuna base scientifica.
Rimanendo all’esempio del Grana Padano (o del Parmigiano Reggiano), è vero che si tratta di cibi grassi, ma ciò non vuol dire che non siano anche salutari.
Tali formaggi a pasta dura contengono principalmente grassi saturi (per quasi i due terzi), per il resto sono monoinsaturi e una piccola percentuale di polinsaturi.
Il vero problema non è quanto un alimento sia grasso, ma quanto poi vada ad aumentare i livelli di colesterolo di tipo LDL a bassa densità (cosiddetto “cattivo” poiché si può depositare nelle pareti delle arterie), che si differenzia totalmente da quello HDL, ad alta densità e definito “buono” che svolge invece un effetto sostanzialmente opposto.
E’ ormai dimostrato che non vi è un rapporto biunivoco tra percentuale di grassi saturi ingeriti ed innalzamento del livello del colesterolo LDL nell’organismo, tant’è vero che anche alimenti “magri” possono provocare tale effetto negativo. Da evitare, sicuramente, sono i cibi ricchi di acidi grassi trans.
Anzi, proprio a proposito di formaggi a pasta dura stagionati quali quelli sopra menzionati è noto che contengono tripeptidi i quali svolgono, semmai, una funzione che va a combattere l’ipertensione.

La via tedesca

In Germania la questione delle etichette nutrizionali di questo tipo è molto dibattuta e ha trovato recentemente perfino un riscontro giurisprudenziale. Una sentenza della Corte Distrettuale di Amburgo ha accolto, infatti, il ricorso di un’associazione di consumatori ( “Verband gegen Unwesen in der Wirtschaft”), ingiungendo un produttore di rimuovere la nutriscore francese dalle proprie etichette su cibi venduti in Germania.

Allo stesso tempo, la Federazione tedesca per la legislazione alimentare e l’alimentazione (Bund für Lebensmittelrecht und Lebensmittelkunde o BLL) ha proposto un diverso modello di etichettatura nutrizionale volontario (vedi sotto).

In breve, vengono visualizzati in modo sintetico ed evidente il valore energetico, i grassi, gli acidi grassi saturi, il zucchero di 100 grammi di alimenti rispetto al totale quotidiano raccomandato per un individuo adulto.
Non viene dunque dato un giudizio sull’alimento stesso come in UK o in Francia, ma si indica solo in maniera molto chiara quanto la sua consumazione possa incidere sulla dieta quotidiana, aiutando così il consumatore a raggiungere il proprio mix ideale all’interno della giornata.
L’idea di fondo, insomma, è pienamente rispettosa di quanto viene raccomandato da tutti gli esperti del settore: pochi cibi sono vietati, e anche quelli meno salutari possono essere consumati nell’ambito di una dieta equilibrata.
Speriamo dunque che l’Italia faccia sentire tutto il proprio peso politico-economico in Europa per bloccare le tremende nutriscore francesi e cerchi, invece, di appoggiare il neonato modello tedesco, più equo e intelligente.