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Riforma dei reati alimentari: a che punto siamo?

La riforma dei reati alimentari ideata dal dott. Caselli nelle sabbie mobili del Parlamento: vedrà mai la luce?

 

Come noto, la legislazione alimentare è quanto di più frammentato possibile. Tra la costellazione di norme che la compongono, quelle di carattere penale sono in assoluto le più “deboli” ed antiquate. Si può ben dire, infatti, che i reati alimentari siano figli di un’epoca in cui il tema della tutela del consumatore di alimenti non era avvertita in maniera così forte e decisiva come ai giorni nostri. La conseguenza, è che in tale situazione di “debolezza” legislativa, la criminalità ne approfitti per speculare sul buon nome del “made in Italy” agroalimentare, con lauti guadagni e poche sanzioni penali.

La proposta di riforma dei reati alimentari
Questa situazione avrebbe potuto essere in parte corretta se solo fosse stato portato a compimento l’iter del disegno di legge n. 2231 del 19 aprile 2016, redatta su proposta della Commissione guidata dal dottor Caselli (celebre ex Magistrato) e dal professor Stefano Masini (docente di diritto agroalimentare all’Università di Roma Tor Vergata, attualmente coordinatore della attività dell’Area Ambiente e Territorio della Confederazione Nazionale Coldiretti).

L’importanza della riforma
L’importanza dell’approvazione della riforma dei reati agro alimentari è stata recentemente ribadita anche nel Forum internazionale del 15 ottobre 2018 organizzato a Cernobbio da Coldiretti.
E’ emerso come in materia agroalimentare la criminalità organizzata abbia assunto ormai la forma di attività imprenditoriali illecite, abilissime nello sfruttare tecnologie sofisticate e a mobilitare risorse umane e finanziarie notevoli. Ciò attraverso un’azione di condizionamento dei prezzi delle materie prime, nonché di controllo efficace e pervasivo dell’intera filiera alimentare dalla produzione allo scaffale fino alla tavola dei consumatori.

I numeri dell’agropirateria
I numeri ufficiali parlano di un giro d’affari nel 2017 di quasi 22 miliardi di euro, in crescita del 30% rispetto al 2016 (rapporto sulle agromafie elaborato da Eurispes e Coldiretti nel 2016 e presentato nel 2017).

La difficoltà, per le Istituzioni impegnate nella lotta alle agromafie o agropiraterie, è notevole. Riferisce il Comandante dei N.A.S. di Brescia Simone Martano che spesso “mancano i mezzi tecnici per capire se i prodotti sono contraffatti” e “che gli illeciti penali sono solo il 5 per cento” rispetto al totale delle irregolarità accertate.

Chiaramente l’intervento in ambito penale non deve rimanere isolato, come evidenzia il Presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini, poiché occorre agire anche direttamente sulla sensibilità dei consumatori attraverso “un’etichetta chiara, completa e univoca da dove arriva il cibo che mangiano. La trasparenza e l’informazione possono contribuire a sconfiggere le infiltrazioni mafiose nell’agroalimentare”.

Queste considerazioni impongono dunque di accelerare l’approvazione della riforma, arenatasi dopo le elezioni politiche di marzo 2018.
Tuttavia il contenuto è stato ripreso dal nuovo DDL n. 283 del 3 luglio 2018 (firmato, tra gli altri, dai senatori Elena Fattura ed Elio Lannutti), attualmente in Commissione Giustizia del Senato.

In un prossimo articolo analizzeremo velocemente i contenuti della riforma, nella speranza che possa tramutarsi presto in un testo legislativo definitamente approvato.