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Cina: illeciti alimentari più severi

Dal 1° dicembre 2019, in Cina, è in vigore un nuovo regolamento (composto di 10 capitoli e 86 articoli) che sanziona gli illeciti riguardanti alimenti e bevande in maniera molto più severa rispetto che in passato.

In particolare, viene stabilito il principio per cui a rispondere dell’illecito sia non solo l’Operatore del Settore Alimentare responsabile della commercializzazione, ma altresì il legale rappresentante e coloro che, nell’OSA, rivestono posizioni apicali.

Per atti illeciti intenzionali o molto gravi, le ammende potrebbero essere fino a 10 volte il reddito dell’individuo dell’anno precedente (un metodo di calcolo senza dubbio efficace, sconosciuto nel nostro ordinamento giuridico).

Parallelamente all’inasprimento sanzionatorio, è stato rafforzato il ruolo delle Autorità che si occupano dei controlli, prevedendo strumenti di ispezione maggiormente efficaci e collaborazioni più stringenti tra le Autorità dei vari distretti.

Ancora, similmente a quanto previsto anche dal nuovo regolamento UE 2017/625 (vedi nostro articolo qui), anche la nuova legislazione cinese ha disciplinato il whistle blowing.

Infine, ulteriore innovazione per l’ordinamento del gigante asiatico è la previsione di sanzioni per la pubblicizzazione irregolare e scorretta degli alimenti, tale cioè da far compiere ai consumatori scelte che, altrimenti, non avrebbero compiuto. Su questo versante, si segnala, per esempio, che in Cina gli health claims sono ammissibili unicamente su una particolare categoria di alimenti detti health foods.

A differenza del corrispondente d. lgs. 231/2017 italiano, però, le sanzioni cinesi sono sicuramente molto più afflittive: si può arrivare sino a 142.000 $!