Skip links

Gli alimenti legali con la Canapa

Gli alimenti legali con la Canapa: facciamo uno schema riassuntivo e completo, nella speranza di dipanare i dubbi generati da interventi amministrativi confusi, sia a livello europeo che italiano.

Il presente articolo non vuole essere un approfondimento giuridico, ma essenzialmente una sorta di diapositiva chiara, sintetica e, si spera, utile, sugli impieghi alimentari legali della canapa al 31.12.2020 (ma sicuramente il quadro non muterà fino almeno a giugno 2021).

Le varietà legali di Canapa

A livello italiano, la disciplina alimentare è dettata dal Decreto del Ministero della Salute 4 novembre 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2020, di cui abbiamo parlato in questo articolo. A monte, le attività agricole/produttive sono regolate dalla Legge 242 del 2 dicembre 2016, “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, così come chiarita dalla Circolare del 22 maggio 2018Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 dicembre 2016, n. 242”.

La Canapa per impiego industriale (agricolo, florovivaistico, alimentare e cosmetico), contemplata anche dalla Politica Agricole Comune – PAC e dalle relative sovvenzioni, è la Cannabis sativa L., rispondente ai requisiti dell’art. 32, comma 6, del reg. (UE) n. 1307/2013, nelle sue varietà certificate riconducibili a quelle iscritte al Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, disponibile a questo link.

Requisito fondamentale è che il tenore di principio attivo tetraidrocannabinolo THC non superi il limite totale dello 0,2% in rapporto peso-peso.

Il calcolo è illustrato nell’Allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 809/2014 della Commissione del 17 luglio 2014 (come richiamato dal regolamento delegato (UE) 2017/1155 della Commissione, del 15 febbraio 2017), che prevede la somma delle concentrazioni della sostanza (-)-trans- Δ9 -THC e del precursore acido non attivo (Δ9 -THCA-A). Quanto al metodo di campionamento e di analisi, il riferimento è alla raccomandazione (UE) 2016/2115 della Commissione del 1° dicembre 2016.

A livello italiano, per gli agricoltori (e solo per loro!) è stabilita una soglia di tolleranza, ovvero se all’esito del controllo il tenore di THC risultasse superiore allo 0,2% ma entro il limite dello 0,6%, non si applicherebbe nessuna sanzione amministrativa o penale.

La Canapa negli alimenti

Gli alimentati a base di Canapa che possono essere commercializzati legalmente nell’Unione Europea sono:

  1. semi (inclusi quelli triturati, spezzettati e macinati diversi dalla farina);
  2. farina di semi;
  3. olio di semi;
  4. integratori alimentari con estratto o olio di semi;
  5. infiorescenze per tisana con la seguente precisazione: esse non possono essere prodotte in Italia, non essendo previste dalle norme interne vigenti, ma soltanto commercializzate, “importandole” da altri Paesi dell’UE (Germania, Austria, Slovenia) in cui vengono fabbricate lecitamente. Ci si rende conto del paradosso e dell’ingiustizia nei confronti dei produttori italiani, ma questa è la situazione ad oggi.

I limiti massimi di THC totale, espressi in mg/kg, a livello italiano sono:

  • semi e farina: 2,0 mg di THC totali su 1 kg di prodotto;
  • olio ottenuto da semi di canapa: 5,0 mg/kg;
  • integratori alimentari contenenti alimenti derivati dalla canapa: 2,0 mg/kg.

Limiti superiori previsti in altri Stati UE non ostano all’importazione nel nostro Paese di alimenti fabbricati in tali Stati e rispettosi della legislazione locale.

Quanto agli integratori alimentari, l’utilizzo dell’olio di semi consente di riportare in etichettatura e nelle informazioni commerciali B2C in italiano (e solo in italiano) l’indicazione sulla salute: la Canapa contribuisce all’ “integrità e funzionalità delle membrane cellulari; al trofismo e funzionalità della pelle; al contrasto dei disturbi del ciclo mestruale; alla funzionalità articolare”.

Sempre esclusi olii essenziali, estratti, oli ed estratti terpenici, resine e tutto ciò che deriva dalle infiorescenze (con l’eccezione del taglio tisana), a causa della presenza del cannabidiolo – CBD, ad oggi illegale come alimento.

Canapa
Tisana

Il motivo della legalità delle infiorescenze da tisana, conosciute da anni nei Paesi di lingua tedesca (Hanfblütentee), è semplice: i cannabinoidi presenti nella canapa, ad oggi illegali per uso alimentare, per essere assimilati dall’organismo debbono venire sottoposti a decarbossilazione. Ciò può avvenire o tramite alte temperature (> 130° C.), oppure tramite estrazione in grassi. Ora, quando si prepara una tisana, posto che la temperatura dell’acqua raggiunge al massimo i 100° C, ammesso che si utilizzi, appunto, solo acqua, il CBD non viene estratto nella bevanda e dunque non viene ingerito. A tal fine, è assolutamente doveroso informare il consumatore che la tisana vada preparata usando solo acqua. Eventuali suggerimenti riguardanti l’aggiunta di grassi (es. latte) porterebbero l’alimento al di fuori dal perimetro della legalità.

Le tisane di infiorescenze contengono meno dello 0,2% di THC, una concentrazione di CBD al massimo del 10% (ma che appunto resterà tutto nella bustina) oltre che flavonoidi (apigenina, luteolina, quercetina, orientina, caempferolo, vitexina), polisaccaridi e terpeni.

Quanto proprio ai terpeni, essi sono idrocarburi organici volatili, presenti comunemente in molteplici fiori, piante e frutti e, per il caso che ci riguarda, anche nei tricomi dei fiori della Canapa, le stesse ghiandole che sintetizzano il THC ed i cannabinoidi. I terpeni della Canapa (tra cui limonene e micene), proprio perché sostanze non esclusive di quest’ultima, sono perfettamente legali con finalità aromatizzante se provenienti da altre matrici vegetali; nel caso in cui, invece, il materiale di partenza sia proprio il fiore di cannabis, il problema risiede nel fatto che l’olio essenziale ottenuto per distillazione contiene anche il cannabidiolo. Quindi un conto è un’infiorescenza ad uso tisana, contenuta in apposito filtro, ove l’acqua bollente non è in grado di estrarre anche il cannabidiolo, un altro è un olio essenziale ricco di terpeni e CBD, che viene usato come condimento aromatizzante in bevande e altri alimenti.

Il tema centrale diventa dunque proprio quello del cannabidiolo – CBD.

Il cannabidiolo

Innanzi tutto, va specificato che il cannabidiolo, un metabolita della cannabis non psicotico, pur se ottenuto dalla pianta nella sua interezza, non è considerato un prodotto agricolo secondo l’allegato I dei Trattati UE, ma chimico.

Ciò in quanto, brevemente, nell’allegato testé citato, per la Canapa viene fatto riferimento al Capitolo 57 della Nomenclatura di Bruxelles (c.d. «nomenclatura combinata», basata a sua volta sul «sistema armonizzato» SA), e precisamente alla voce 57.01, divenuta oggi 53.02. Tale voce, così come chiarificato dalle note esplicative, comprende la canapa greggia, macerata, stigliata, la filaccia e la stoppa. Il Cannabidiolo, invece, ottenuto per estrazione (soprattutto tramite CO₂ supercritica), rientra nella voce 2932, che ricomprende composti eterociclici con uno o più eteroatomi di solo ossigeno.

Questo per dire che si tratta di una sostanza sottoposta a regole proprie, diverse da quella valevoli per i derivati strettamente agricoli della pianta.

Il cannabidiolo (CBD) infatti, sia naturale (cioè estratto dalle infiorescenze) che sintetico, è considerato un novel food e necessita, pertanto, di un’apposita autorizzazione da parte della Commissione Europea secondo il regolamento UE 2015/2283, previa valutazione del rischio da parte dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare – EFSA.

Ad oggi sono state inoltrate almeno 6 domande di autorizzazione, di cui cinque per CBD sintetico e una per il trans-cannabidiolo, da parte di altrettante aziende private (di cui una italiana). Vedi qui il nostro articolo sugli aspetti tecnico-amministrativi dell’iter di approvazione di un novel food.

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 19.11.2020 nella causa C-663/18 e dopo che la United Nations Commission on Narcotic Drugs (CND), il 2.12.20, ha rimosso la Cannabis Sativa L. e suoi derivati contenenti cannabidiolo e non più dello 0,2 per cento di delta-9-tetraidrocannabinolo dalla Tabella IV della Single Convention on Narcotic Drugs del 1961, l’esame delle domande procederà senza intoppi fino alla valutazione finale.

Una volta che EFSA avrà emanato il proprio parere, si presume positivo, la Commissione dovrà adottare il regolamento di autorizzazione, potendosi comunque rifiutare per motivazioni politiche connesse alla gestione del rischio. 

Va considerato che tutti i richiedenti hanno presentato domanda per CBD sintetico, con specifiche ben determinate, confidando nella possibilità di ottenere dalla Commissione europea un periodo di esclusività nella commercializzazione di 5 anni.

Esiste tuttavia il programma di una richiesta annunciato dalla EUROPEAN INDUSTRIAL HEMP ASSOCIATION – EIHA, che ha dato vita ad un Consorzio a cui ogni impresa del settore interessata, pagando una certa quota associativa (destinata a crescere col tempo), può aderire, beneficiando così, a domanda accolta, dell’autorizzazione commerciale eventualmente rilasciata al Consorzio stesso.

Gli stessi discorsi fatti per il cannabidiolo valgono anche per gli altri cannabinoidi non psicoattivi, come il cannabinolo (CBN) e il cannabigerolo (CBG)

Il cannabidiolo nella cosmetica

L’infiorescenza di Canapa non può essere impiegata neppure in campo cosmetico, contrariamente a quanto si possa pensare, neppure dopo la già citata sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Scorrendo l’elenco europeo degli ingredienti cosmetici CosIng, redatto in conformità al regolamento (CE) 1223/2009, compare sì il cannabidiolo (assieme agli ingredienti più classici della canapa come gli olii di semi) ma con una precisazione: esso non deve derivare dalle infiorescenze, ma, appunto, solo da semi e foglie (il che è un controsenso!).

Per questo motivo, ad oggi, si usa solo il CBD sintetico, raggirando una limitazione assurda e destinata, a breve, a venir meno.

La sostanza in parola, in un cosmetico, può avere i seguenti utilizzi:

  • ANTI-SEBO
  • ANTIOSSIDANTE
  • CONDIZIONAMENTO DELLA PELLE
  • PROTEZIONE DELLA PELLE

Punto della situazione su infiorescenze e CBD

Per fare il punto della situazione:

  1. alle infiorescenze in bustina da tisana, se importate in Italia (ma non ivi prodotte);
  2. no agli olii essenziali terpenici ad uso alimentare estratti dalle sommità fiorite di Canapa;
  3. al cannabidiolo sintetico in campo cosmetico;
  4. no al cannabidiolo, sia esso naturale o sintetico, in ambito alimentare prima dell’approvazione come novel food.

Come si vede, dunque, il quadro è in movimento e sicuramente nel giro di un paio di anni sia a livello alimentare, che cosmetico, l’infiorescenza potrà trovare finalmente maggiori utilizzi, soprattutto come fonte di cannabidiolo naturale.