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Il nuovo regolamento sui controlli ufficiali

Il nuovo regolamento sui controlli ufficiali, in gran parte applicabile dal 14 dicembre 2019, promette numerose novità ed è un deciso passo in avanti verso una maggiore armonizzazione della materia all’interno dell’Unione Europea.

Nel presente intervento vedremo dunque di riassumere il complesso articolato del regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017 relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari, “regolamento sui controlli ufficiali”.

Obiettivi generali del nuovo regolamento sui controlli ufficiali

La filosofia di fondo del regolamento traspare in modo piuttosto limpido dal 3° Considerando 3: garantire un elevato livello di salute umana, animale e vegetale, nonché il benessere degli animali e la tutela dell’ambiente nella filiera agroalimentare, contrastando la diffusione di malattie umane e animali, il proliferare di organismi nocivi per le piante e gestendo i rischi ambientali derivanti da organismi geneticamente modificati (OGM) o da prodotti fitosanitari.

Si nota dunque, fin da subito, che una delle novità principali è una mutata sensibilità nei confronti degli animali, considerati a tutti gli effetti essere senzienti degni di tutela (Considerando 7°), nonché dell’ambiente.

Obiettivi specifici del nuovo regolamento

Scopo principale della novella è senz’altro quello di razionalizzare e di semplificare il quadro normativo globale, perseguendo contestualmente l’obiettivo di legiferare meglio (Considerando 19°).

Del resto, vengono modificati ben 10 regolamenti antecedenti (tra cui il reg. (UE) n. 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agroalimentari) e 5 direttive e si dispone l’abrogazione 2 regolamenti, 7 direttive e una decisione.

Il deciso intervento sulle direttive comunitarie rivela come l’ulteriore scopo del legislatore europeo sia stato quello di “stabilire un quadro armonizzato a livello dell’Unione per l’organizzazione di controlli ufficiali, e di attività ufficiali diverse dai controlli ufficiali, nell’intera filiera agroalimentare” (Considerando 20°).

L’abrogazione del preesistente regolamento CE 882/2004, d’altro canto, si è resa necessario anche considerando il fatto che vi erano norme sui controlli ufficiali disciplinati separatamente, alimentando in tal modo confusione e ridondanza (Considerando 17°).

Il nuovo regolamento, in altre parole, si presenta come vera e propria norma orizzontale in materia.

Terzo obiettivo, infine, è il perseguimento di una maggiore integrazione e cooperazione tra Stati Membri e Commissione Europea, oltre che tra le diverse Autorità dei singoli Paesi. Ciò attraverso una serie di strumenti enucleati nel Titolo IV, tra cui, a titolo di esempio, spicca la “Formazione e scambio del personale” (art. 130), sulla base del quale La Commissione può organizzare attività di formazione per il personale delle autorità competenti e, se del caso, per il personale di altre autorità degli Stati membri.

Quali controlli sono inclusi

L’ambito di operatività del nuovo regolamento può essere così schematizzato:

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salute umana: sicurezza di alimenti, dei M.O.C.A. (materiali e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti) e dei sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati;

salute animale: sicurezza dei mangimi e dei sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati) e benessere animale in qualunque fase della filiera (riducendo al minimo le sofferenze non necessarie);

tutela del consumatore e della concorrenza: correttezza delle pratiche commerciali e delle informazioni al consumatore, sia per quanto concerne gli alimenti che i mangimi, oltre che la repressione delle frodi o delle pratiche ingannevoli in materia di finanziamenti europei per le attività agricole.

salute delle piante: organismi, fitosanitari e pesticidi (eccezion fatta per l’attrezzatura per l’applicazione di pesticidi i cui controlli non vengono disciplinati dal regolamento in esame);

tutela dell’ambiente: emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM) a fini di produzione di alimenti e mangimi;

tutela della qualità e antifrode: produzione ed etichettatura dei prodotti biologici; uso ed etichettatura delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite; frodi relative ai finanziamenti previsti nell’ambito della politica agricola comune.

– «altre attività ufficiali» diverse dai controlli ufficiali (art. 2 co. 2°): controlli relativi a malattie animali, organismi nocivi per le piante e rilascio di concessioni, autorizzazioni, certificati e attestati ufficiali (artt. 86-91).

Le vere novità risiedono pertanto nell’inclusione della disciplina armonizzata e organica anche dei controlli che con la vecchia normativa erano regolate in atti speciali, ovvero quelli sui sottoprodotti di origine animale, sulle sostanze e sui residui nei prodotti di origine animale, sul metodo di produzione biologica e sulle altre indicazioni di qualità, sulla salute delle piante (rimane escluso il materiale riproduttivo vegetale) e sugli OGM.

Novità assoluta, invece, l’introduzione dei controlli sul benessere animale.

I controlli ufficiali, distinti tra “controlli fisici” e “verifiche metodologiche”, vengono svolti ad ampio spettro e sono concepiti per essere organici e completi, investendo persone, animali, piante, sostanze, mezzi e locali di produzione nonché documenti lungo l’intera filiera di produzione agroalimentare.

A chiusura del sistema, poi, sono previsti audit da parte della Commissione sui controlli ufficiali svolti dalle Autorità competenti e delegate degli Stati Membri.

La complessità dei controlli, così come nel vecchio regolamento, è in ogni caso modulata a livello normativo sulla base del rischio potenziale stimato dal legislatore nelle singole filiere produttive, con prescrizioni aggiuntive di cui alla Sezione II. Si tratta, in sintesi, di animali e di prodotti di origine animale (artt. 18-20), la salute delle piante (art. 22), l’impiego di OGM (art. 23), di fitosanitari (art. 24), i prodotti biologici (art. 25) e le indicazioni di origine qualificate (art. 26).

Interessante e del tutto nuova, invece, la nuova norma sui controlli su alimenti venduti online, attraverso pratiche di c.d. mystery shopping (art. 36).

Quali controlli rimangono ancora escllusi

A restare esclusi dai controlli ufficiali disciplinati dal regolamento in parola (art. 1 co. 4°), sono per contro le attività di utilizzo di animali per finalità scientifiche e la produzione, la commercializzazione e l’utilizzo dei medicinali veterinari.

Del pari, esulano dalla portata del nuovo testo normativo le ispezioni delle attrezzature per l’applicazione di pesticidi e i controlli ufficiali sul materiale riproduttivo vegetale.

Ancora, fuori dal regolamento, come in passato, le verifiche sulla conformità al regolamento (UE) n. 1308/2013 (il regolamento sull’Organizzazione Comune dei Mercati in ambito agroalimentare).

Autorità competente, Organismi delegati e Laboratori ufficiali

Gli Stati membri possono designare una sola autorità (modello monocentrico) o anche più autorità competenti ai controlli ufficiali, a seconda del sottosettore o del livello di governo nazionale o locale (modello policentrico).

In ogni caso è soltanto una l’Autorità Competente designata ad intrattenere i rapporti con la Commissione Europea e con quelle degli altri Stati Membri (art. 4 par. 2° lett. b).

Per il settore biologico è specificamente prevista la possibilità di affidare determinati compiti relativi ai controlli o alle altre attività ufficiali ad apposite “autorità di controllo competenti” (art. 4 par. 3°).

Tutte le autorità competenti, in ogni caso, devono essere caratterizzate da una dotazione di risorse finanziarie, di mezzi e umane adeguate al fine di poter esercitare le proprie funzioni in maniera efficace. Esse devono inoltre essere organizzate secondo i principi di imparzialità e di competenza (art. 5). Quanto all’imparzialità, è previsto che le autorità procedano ad audit interni imparziali (art. 6) Quanto al secondo principio, è fatto dovere di curare la formazione continua del personale in forza alle autorità stesse (art. 5 par. 4°).

Paragrafi appositi (art. 5 parr. 2° e 3°) sono dedicati al veterinario ufficiale e al responsabile fitosanitario ufficiale, che devono essere designati con atto scritto e a cui ciascun Stato Membro può riservare in via esclusiva il potere di eseguire specifiche attività nell’ambito dei controlli ufficiali.

Ancora, le autorità competenti possono incaricare, per lo svolgimento di determinati compiti, Organismi Delegati (accreditati secondo le norme pertinenti, tra le quali la EN ISO/IEC 17020 «Requisiti per il funzionamento dei vari tipi di organismi che effettuano attività di ispezione») o persone fisiche (art. 28) imparziali, conferendo loro un codice e dotandoli dei poteri necessari e di mezzi adeguati. Nel merito della delega, essa deve essere contenuta in un atto scritto sufficientemente dettagliato quanto a condizioni, limiti, contenuti e modalità di esercizio dei poteri trasmessi (artt. 29 e 30).

Un’apposita autorità dovrà poi occuparsi di supervisionare i delegati, organizzando audit e ispezioni (art. 33), prendendo i provvedimenti del caso.

Accanto alle autorità competenti e agli organi delegati, viene disciplinata un’ulteriore categoria di enti che gioca un ruolo essenziale nei controlli: i laboratori ufficiali, cioè laboratori designati da ciascun Stato Membro per analisi, prove e diagnosi di campioni prelevati durante i controlli o altre attività ufficiali. Essi sono ovviamente provvisti di dotazioni finanziarie, strumentali e di competenze adeguate e vanno accreditati secondo la norma EN ISO/IEC 17025 (art. 37), anche se tale ultima condizione è derogabile (art. 40) nel caso di analisi particolarmente semplici o qualora non vi siano metodi convalidati di analisi per quell’accertamento specifico.

A livello operativo, i suddetti laboratori dovranno impiegare metodi di campionamento, di analisi, di prova e di diagnosi definiti da specifiche norme europee o, in loro mancanza, da standard e protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale.

In ossequio al principio della trasparenza, su richiesta delle autorità competenti, i laboratori ufficiali rendono disponibili al pubblico, unitamente ai risultati, i metodi impiegati per ciascuna analisi, prova o diagnosi (parr. 3° e 4°).

Come per gli Organismi Delegati, anche per i laboratori ufficiali le Autorità Competenti devono predisporre periodici audit di controllo, prendendo, se del caso, opportuni provvedimenti (art. 39).

Di conseguenza, schematizzando, si può dire che un controllo ufficiale può essere eseguito:

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– dalle “Autorità competenti”;

– dalle “Autorità di controllo competenti per il settore biologico”;

– da “Organismi delegati”;

– da “Persone Fisiche delegate”.

Di altro tipo sono i laboratori di riferimento dell’Unione Europea (artt. 92 e seguenti), che dovranno essere designati dalla Commissione Europea e destinati a coordinare i laboratori nazionali di riferimento.

La funzione dei laboratori di riferimento dell’UE è (art. 94), appunto, fornire orientamenti scientifici e metodologici ai laboratori nazionali di riferimento, oltre che organizzare periodicamente prove comparative interlaboratorio o prove valutative, assicurando il costante aggiornamento di tali laboratori in merito ai più recenti standard internazionali sui metodi di analisi, prova o diagnosi ed offrendo assistenza scientifica alla Commissione Europea, anche in collaborazione con EFSA ed EMA.

I laboratori nazionali di riferimento, designati ovviamente dai singoli Stati Membri, dovranno a loro volta (art. 101) coordinare i laboratori ufficiali al fine di armonizzare e migliorare i metodi di analisi, prova o diagnosi di laboratorio e il loro impiego offrendo al contempo assistenza scientifica alle autorità competenti per l’attuazione di PCNP e dei programmi di controllo coordinati adottati a norma dell’articolo.

Con funzioni più settoriali vi sono poi il centro di riferimento dell’Unione Europea per il benessere degli animali (art. 95), con compiti quali lo sviluppo e l’applicazione di indicatori e di metodi di valutazione del benessere degli animali e il centro di riferimento dell’Unione europea per l’autenticità e l’integrità della catena agroalimentare (art. 97) in materia di elaborazione e studio di metodi per rilevare violazioni della normativa mediante pratiche fraudolente o ingannevoli.

A chiusura dell’intero sistema, in funzione di supervisore e controllore generale, vi è la Commissione Europea, incaricata di eseguire controlli e audit in ciascun Stato Membro (art. 116) sulla base di un programma annuale o pluriennale, mediante l’impiego del FVO (Food & Veterinary Office).

Il controllo della Commissione si estende persino a Paesi Terzi (art. 120) al fine di verificare la conformità o l’equivalenza della legislazione e dei sistemi del paese terzo alla normativa europea, oppure verificare che il sistema di controllo di tale Paese sulle merci esportate nell’Unione sia conforme o equivalente a quello previsto dal regolamento in esame, con il duplice obiettivo di garantire i consumatori europei in ordine alla sicurezza dei beni importati e di consentire ai Paesi Terzi più “diligenti” di beneficiare di un regime di esportazione soggetto a minori controlli.

Frequenza dei controlli e rating degli OSA

La frequenza dei controlli (art. 9), ma questa non è una novità, deve essere adeguata alla valutazione del rischio in relazione al tipo di prodotto, ai luoghi di lavorazione e alle attività caratteristici di ciascun settore alimentare. A cambiare è invece la definizione di rischio, che ora si amplia e non riguarda più solo la salute umana e animale ma si estende al benessere animale, alla salute delle piante, al rischio ambientale, alla tutela dei consumatori.

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A determinare la frequenza dei controlli entrano altresì in gioco i precedenti di non conformità degli OSA così come emersi da precedenti controlli ufficiali, dall’autocontrollo degli OSA medesimi o dai controlli svolti in seguito alla richiesta di questi ultimi di certificazioni, attestati o autorizzazioni.

Il concetto di fondo, pertanto, riassunto nel considerando 32°, è che la frequenza dei controlli ufficiali debba essere proporzionata al rischio e al livello di conformità previsto nelle diverse situazioni, tenendo conto della probabilità di una mancata conformità in modo da concentrare i controlli ufficiali laddove sono più necessari.

Una potenziale rivoluzione in tal senso è data dall’introduzione (da definirsi con atti successivi della Commissione) di sistemi di rating da parte degli Stati membri (considerando 39°), improntati ai principi di equità, coerenza, trasparenza e obiettività e basati sui risultati dei controlli ufficiali (nell’ipotesi di un singolo controllo ufficiale con esito sfavorevole, il controllo successivo dovrebbe essere eseguito in tempi ragionevoli).

In ogni caso i controlli ufficiali vanno effettuati in modo da mantenere al minimo necessario gli oneri amministrativi e non devono essere immotivatamente discriminanti per le imprese del settore.

In conformità al principio di trasparenza, il rating dei singoli OSA può essere pubblicato dalle autorità competenti rendendo noti i criteri sulla base dei quali il rating stesso è stato assegnato (art. 11 par. 3°).

Chiaramente l’approccio “risk based” non si applica per tutti i tipi di controlli, come ad esempio quelli finalizzati al rilascio di un certificato o attestato ufficiale (Considerando 32°).

Diritti e doveri degli operatori del settore alimentare

L’art. 7 riconosce agli operatori del settore alimentare (O.S.A.) il diritto di impugnare le decisioni adottate dalle autorità competenti. A tal fine, le Autorità Competenti debbono notificare all’operatore interessato o ad un suo rappresentante il provvedimento adottato in seguito al rilevamento della non conformità, oltre che informarlo sulle modalità di ricorso (art. 138 par. 3°).

Presupposto per un corretto esercizio del diritto all’impugnazione è l’obbligo, per chi svolge i controlli, di documentare per l’iscritto l’attività eseguita presso gli operatori (art. 13) e questi ultimi, se lo richiedono, hanno il diritto di avere copia del verbale (art. 13 par. 2°). Nell’atto, in particolare, occorrerà indicare obiettivi, metodi di accertamento ed esiti dello stesso. Qualora tali esiti siano positivi, ovvero venga rilevata una conformità, l’operatore deve esserne reso edotto “tempestivamente”.

Quando l’ispettore sanitario ha proceduto a campionamento, analisi, prova e diagnosi di qualunque sostanza o apparecchio dell’OSA, quest’ultimo può chiedere che sia svolta una controperizia (art. 35), sopportandone le relative spese. A lato pratico, ciò che avverrà di norma sarà solo riesame documentale dell’accertamento già esperito. Solo se opportuno, pertinente (dunque non irrilevante) e tecnicamente fattibile, l’OSA può chiedere che l’operatore prelevi una quantità di campione sufficiente per consentire una seconda analisi, prova o diagnosi (par. 2°).

In Italia di fatto ciò avviene già, per cui nessuna reale innovazione in merito.

Non è invece previsto, come è naturale che sia, un diritto di essere preavvisati in occasione di un controllo ufficiale (art. 9 par. 4°), eccetto i casi in cui ciò sia necessario e giustificato (ad esempio nel caso di controlli presso macelli durante le attività di macellazione con presenza richiesta del personale dell’operatore (considerando 33°).

Garanzia riconosciuta agli OSA, invece, è quella del rispetto della riservatezza delle informazioni apprese dalle autorità in occasione dei controlli, a meno che sussista un interesse pubblico prevalente alla divulgazione della notizia (es. rischi sanitari o ambientali gravi).

La riservatezza, in ogni caso, non copre il risultato del controllo, che dunque è pubblicabile, a patto però che all’OSA sia stata concessa la possibilità di presentare proprie osservazioni e che tali osservazioni vengano prese in considerazione o pubblicate in concomitanza con l’informazione di cui sopra (diritto al contraddittorio).

Parimenti, non è coperto dalla garanzia della riservatezza neppure il rating attribuito all’OSA.

Essenziale risulta il principio della trasparenza, attuato attraverso l’obbligo imposto alle autorità competenti (art. 11) di pubblicare almeno una volta all’anno, anche su internet, modalità, caratteristiche, organizzazione e risultati dei controlli ufficiali.

Viene così garantito ai privati, siano essi OSA o semplici cittadini, un corretto accesso alle informazioni rilevanti sugli aspetti metodologici e operativi delle attività compiute dalle autorità di controllo (considerando 39°), così da poter valutare l’efficacia e l’efficienza dell’operato della Pubblica Amministrazione.

A fronte dei diritti sopra evidenziati, gli operatori sono gravati da una serie di doveri, primo fra tutti il dovere generale di collaborare con le autorità, mettendo a disposizione del controllore quanto richiesto: merci, semilavorati, locali, attrezzatture, documenti ecc. (art. 15) e, in particolar modo per quanto riguarda gli importatori, tutte le informazioni disponibili relative alla partita di merci importate (art. 15 par. 3°).

L’importazione di alimenti da Paesi terzi

Di estrema rilevanza, poi, la parte sui controlli ufficiali di merci in ingresso o in uscita dal mercato unico, disciplina dettata con lo scopo dichiarato di realizzare un sistema comune integrato di controlli anche su questo versante della circolazione di alimenti (Considerando 56°).

In caso di import, i controlli ufficiali vengono operati presso i Posti di Controllo Frontalieri designati dagli Stati Membri e gli altri punti di prima entrata nell’Unione Europea (art. 44). I Posti di controllo frontalieri, che sostituiscono i Posti di Ispezione Frontalieri previsti nel previgente regolamento, devono possedere determinate caratteristiche, delineate nell’art. 64.

I controlli possono essere di tre tipi: solo documentali, di identità (esame visivo per verificare che il contenuto e l’etichettatura di una partita, inclusi marchi sugli animali, sigilli e mezzi di trasporto corrispondano alle informazioni contenute nei certificati ufficiali, negli attestati e negli altri documenti ufficiali di accompagnamento) e fisici (art. 45).

Le categorie elencate nell’art. 47 par. 1°, vale a dire animali, prodotti di origine animali e sottoprodotti di origine animale e merci provenienti da determinati Paesi Terzi, secondo quanto verrà definito in dettaglio da atti di esecuzione della Commissione Europea, sono considerate dal legislatore unionale maggiormente rischiose. Per tale ragione, esse devono essere sempre presentate al Posto di Controllo Frontaliero al fine di essere sottoposte sistematicamente a controlli ufficiali prima di entrare nell’Unione: il controllo documentale va eseguito su tutte le partite (art. 54), mentre i controlli di identità e quelli fisici secondo una frequenza proporzionale ai rischi per uomo, animali, piante ed ambiente.

Controlli specifici saranno ulteriormente previsti dalla Commissione per particolari categorie di animali e merci o modalità e mezzi di trasporto secondo quanto previsto dall’art. 77 (es. partite di prodotti freschi della pesca sbarcate da pescherecci di Paesi terzi, partite di selvaggina di pelo con la pelle, imballaggi in legno ecc.).

La Commissione potrà prevedere, mediante propri atti, eccezioni, riguardanti per esempio campioni di merce utilizzate in occasione di fiere di settore (art. 48).

Per le altre categorie di merci, di converso, i controlli di cui sopra avvengono periodicamente, in base al rischio, ai precedenti di conformità e ad altri parametri (art. 44).

La Commissione dovrà poi occuparsi di disciplinare le condizioni in cui è obbligatorio che il documento sanitario comune di entrata – DSCE (in inglese Common Health Entry Document (CHED)) – accompagni le partite di animali e merci. Tale documento è comunque sempre obbligatorio per le categorie ex art. 47 par. 1°.

Concretamente, sarà l’OSA responsabile a dover compilare la parte pertinente del documento fornendo le informazioni necessarie per l’identificazione immediata e completa della partita e della sua destinazione (art. 56) e lo dovrà notificare preventivamente al Posto di Controllo Frontaliero di ingresso mediante il sistema IMSOC. Le autorità, a loro volta, annoteranno sullo stesso DSCE i risultati dei controlli ufficiali effettuati e le eventuali decisioni adottate di conseguenza, compresa quella di respingere una partita.

Più in generale, la normativa di secondo grado è richiesta per definire in modo specifico modi, tempi e circostanze delle varie operazioni da svolgere durante e dopo i controlli documentali, di identità e fisici, nonché i controlli che possono essere svolti anche in luoghi diversi dai posti di controllo frontalieri (artt. 51, 52, 53).

In caso di non conformità, le Autorità Competenti possono ordinare i seguenti provvedimenti indicati all’art. 66: il blocco ufficiale della partita non conforme, accompagnato da isolamento o quarantena; la distruzione; il re-invio al Paese di provenienza o verso un altro Paese Terzo; la sottoposizione della merce ad un trattamento speciale che sia in grado di renderla conforme alla normativa (quest’ultima possibilità disciplinata dall’art. 71). L’esecuzione di tali misure presuppone la collaborazione dell’OSA responsabile, il quale è tenuto ad intervenire in 60 giorni, ove non sia specificato un termine più breve (art. 69).

Per Paesi Terzi che possano garantire controlli adeguati ed equivalenti a quelli previsti dalla normativa europea, la Commissione può, con atti esecutivi, approvare controlli specifici pre-esportazione volti a far sì che, in ingresso, vengano ridotti i controlli ufficiali effettuati dagli Stati Membri.

Finanziamento dei controlli ufficiali

Il regolamento ridetermina i criteri per il finanziamento dell’intero apparato deputato ai controlli ufficiali e delle altre attività in esso previste (comprese ovviamente quelle funzionali al rilascio di un certificato o attestato ufficiale).

Per quanto concerne l’importo che l’OSA è tenuto a corrispondere, vi sono tre possibilità (art. 82): a) forfettariamente sulla base dei costi complessivi dei controlli ufficiali sostenuti dalle autorità competenti in un determinato arco di tempo, i quali vengono applicati dunque alla generalità degli OSA; b) sulla base del calcolo dei costi reali di ogni singolo controllo ufficiale, applicati soltanto agli operatori soggetti a tale controllo ufficiale; c) sulla base agli importi fissati all’allegato IV.

Le tariffe relative ai controlli effettuati sulla base di un reclamo vengono applicate e riscosse solo se tale controllo porta alla conferma della non conformità (art. 83).

L’importo delle tariffe e dei diritti di cui sopra può essere ridotto secondo criteri oggettivi, tra i quali può rientrare anche la conformità dimostrata in passato dall’OSA controllato o il suo rating positivo.

Principio da evidenziare è che le tariffe o i diritti dovrebbero coprire, ma non superare, i costi, comprese le spese generali, sostenuti dalle autorità competenti (art. 82 parr. 3 e 4).

Come più volte visto nel commento al presente regolamento, anche gli aspetti legati alla tariffazione dei costi dei controlli è soggetta al principio di trasparenza, con il conseguente obbligo per le Autorità di Controllo di rendere noti agli operatori i metodi e i dati utilizzati per calcolarli (art. 85).

La programmazione dei controlli

I controlli ufficiale vengono organizzati dagli Stati Membri sulla base di documenti programmatici. Il primo e più importante è il Piano di Controllo Nazionale Pluriennale (PCNP) (art. 109) che copre tutti i settori disciplinati dalla legislazione dell’Unione sulla filiera agroalimentare e contiene informazioni sulla struttura e l’organizzazione del sistema di controlli ufficiali. Il PCNP viene redatto da ciascun Paese coinvolgendo le parti interesse, inoltre viene costantemente aggiornato sulla base di novità normative, amministrative, scientifiche o in seguito ad eventi rilevanti ed è reso disponibile al pubblico.

L’obiettivo primario di tale piano programmatico è quello di assicurare che i controlli siano svolti secondo i principi espressi dal regolamento, tra cui si ricorda appunto quello di adeguatezza, efficacia e proporzionalità al rischio. Oltre alla definizione degli obiettivi strategici, vengono pertanto classificati i controlli in base al rischio, designate le autorità competenti e i loro compiti a livello centrale e locale, regolate l’organizzazione, la gestione e le procedure dei controlli, prevista la formazione del personal ecc.

A supervisionare l’esecuzione del piano vi è un Organismo Unico designato dallo Stato. In Italia tale O.U. è il Ministero della Salute.

Accanto al PCNP, ogni Stato è obbligato poi a redigere “Piani di emergenza per alimenti e mangimi” per la gestione delle crisi di cui all’articolo 55, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 178/2002, stabilendo le misure da applicare quando si rilevano mangimi o alimenti che comportino un serio rischio sanitario per l’uomo o gli animali, direttamente o mediante l’ambiente.

Le sanzioni

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Come nella vecchia normativa, così anche per la novella le sanzioni, che sono di competenza dei singoli Paesi Membri, devono rispettare i principi dell’effettività, dissuasività e proporzionalità.

Interessante semmai è il principio per cui le condotte fraudolente o ingannevoli dovrebbero essere punite con sanzioni pecuniarie superiori rispetto al vantaggio indebito ottenuto chi le ha poste in essere (Considerando 90).

La nuova rete informativa e informatica unificata

Vera novità, potenzialmente di grande impatto per il sistema di scambio rapido di informazioni tra Stati Membri, Autorità Competenti e Commissione Europea, è l’istituzione dell’Information management system for official controls (IMSOC), il nuovo sistema informatico volto al “funzionamento integrato dei meccanismi e degli strumenti attraverso i quali sono elaborati, trattati e scambiati in modo automatico i dati, le informazioni e i documenti relativi ai controlli ufficiali e ad altre attività ufficiali” (art. 131).

L’obiettivo è evidentemente quello di rendere la raccolta, il trattamento, la gestione e lo scambio di informazioni e documenti tra le suddette autorità efficiente e rapido, superando l’attuale frammentazione dei sistemi informativi.

Oggi infatti operano (considerando 85°):

TRACES (Trade Control and Export System) per i controlli ufficiali su animali e prodotti di origine animale negli scambi commerciali import/export, che nel nuovo sistema unificato dovranno comprendere anche tutte le altre categorie di merci per le quali la legislazione dell’Unione in materia di filiera agroalimentare stabilisce specifiche prescrizioni o modalità pratiche dei controlli ufficiali;

RASFF (articolo 50 del regolamento (CE) n. 178/2002) per la notificazione di un rischio diretto o indiretto per la salute umana dovuto ad alimenti o mangimi;

– il sistema di notifica e comunicazione sulle misure di lotta alle malattie animali trasmissibili;

EUROPHYT, per gli organismi nocivi per le piante;

­- Rete Frodi Alimentari (Food Fraud Network).

Il whistle blowing

Aggiunta di sicuro interesse nel panorama normativo europeo, che, nell’ottica del legislatore, dovrebbe facilitare il rilevamento di frodi e comportamenti illeciti da parte degli operatori, è quella prevista dall’art. 140: il c.d. whistle blowing.

L’istituto non è disciplinato nei dettagli, che dunque dovranno essere dettati dai singoli Paesi, ma viene comunque fissato il principio per cui le persone che segnalano una violazione devono essere protette da possibili ritorsioni e devono poter mantenere l’anonimato.

Data di applicazione del regolamento

Come già detto in apertura, la nuova normativa è quasi interamente applicabile dal 14 dicembre 2019, tranne gli artt.92- 101 (laboratori di riferimento e centri di riferimento) e l’art.163 (disposizioni per la gestione delle spese relative alla filiera alimentare, alla salute e al benessere degli animali, alla sanità delle piante e al materiale riproduttivo vegetale), applicabili dallo scorso 28 aprile 2018, e tranne alcune norme (tra cui quelle riguardanti gli organismi nocivi per le piante, i metodi di campionamento, analisi, prova e diagnosi ecc.) che saranno applicabili dal 29 aprile 2022.

Norme di dettaglio

Ad oggi sono già stati emanati i seguenti regolamenti della Commissione:

  • Regolamento di esecuzione (UE) 2019/1873 della Commissione del 7 novembre 2019 relativo alle procedure ai posti di controllo frontalieri per un’esecuzione coordinata, da parte delle autorità competenti, di controlli ufficiali intensificati su prodotti di origine animale, materiale germinale, sottoprodotti di origine animale e prodotti compositi;
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2019/1014 della Commissione, del 12 giugno 2019, che stabilisce norme dettagliate sui requisiti minimi dei posti di controllo frontalieri, compresi i centri d’ispezione, e per il formato, le categorie e le abbreviazioni da utilizzare per l’inserimento in elenco dei posti di controllo frontalieri e dei punti di controllo;
  • Regolamento delegato (UE) 2019/1012 della Commissione del 12 marzo 2019 che integra il regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio stabilendo deroghe alle norme per la designazione dei punti di controllo e ai requisiti minimi per i posti di controllo frontalieri;
  • Regolamento delegato (UE) 2019/1012 della Commissione, del 12 marzo 2019, che integra il regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio stabilendo deroghe alle norme per la designazione dei punti di controllo e ai requisiti minimi per i posti di controllo frontalieri;
  • Regolamento delegato (UE) 2019/1081 della Commissione, dell’8 marzo 2019, che stabilisce norme relative a prescrizioni specifiche in materia di formazione del personale ai fini dell’esecuzione di determinati controlli fisici presso i posti di controllo frontalieri;
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2019/628 della Commissione dell’8 aprile 2019 relativo a modelli di certificati ufficiali per determinati animali e merci che modifica il regolamento (CE) n. 2074/2005 e il regolamento di esecuzione (UE) 2016/759 per quanto riguarda tali modelli di certificati;
  • Regolamento di esecuzione UE 2019/627 della Commissione per le modalità pratiche uniformi per l’esecuzione dei controlli e delle azioni ufficiali in relazione alla produzione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano;
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2019/626 della Commissione, del 5 marzo 2019, relativo agli elenchi di paesi terzi o loro regioni da cui è autorizzato l’ingresso nell’Unione europea di determinati animali e merci destinati al consumo umano che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2016/759 per quanto riguarda tali elenchi;
  • Regolamento delegato (UE) 2019/625 della Commissione del 4 marzo 2019 che integra regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni per l’ingresso nell’Unione di partite di determinati animali e merci destinati al consumo umano
  • Regolamento delegato (UE) 2019/624 della Commissione, dell’8 febbraio 2019, recante norme specifiche per l’esecuzione dei controlli ufficiali sulla produzione di carni e per le zone di produzione e di stabulazione dei molluschi bivalvi vivi in conformità al regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio;
  • Regolamento delegato (UE) 2018/631 della Commissione, del 7 febbraio 2018, che integra il regolamento (UE) n. 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio istituendo laboratori di riferimento dell’Unione europea per gli organismi nocivi per le piante;
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2018/329 della Commissione, del 5 marzo 2018, che designa un centro di riferimento dell’Unione europea per il benessere degli animali.