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La riforma dei reati alimentari: le maggiori novità

La riforma dei reati alimentari: le maggiori novità esposte brevemente e cercando di illustrare le linee guida e gli obiettivi del Legislatore.

In poche parole, potremmo dire pene più severe, più tutele per la salute pubblica e ritocco alla responsabilità amministrativa degli enti (d. lgs. 231/2001).

La riforma, contenuta originariamente nel disegno di legge n. 2231 del 19 aprile 2016, con la nuova legislatura è stata trasfusa nel DDL n. 283 del 3 luglio 2018 che, attualmente, si trova fermo in Commissione Giustizia del Senato (vedi precedente articolo sul punto).

I nuovi reati alimentari contro la salute pubblica

Innanzi tutto, vediamo come viene recepito nel corpus normativo dei reati codicistici il concetto di pericolo concreto.

Oggi, leggendo il testo degli articoli originali, si nota come si tratti di delitti a pericolo astratto o presunto, il che significa, in breve, che non è richiesta alla Pubblica Accusa la dimostrazione che la condotta posta in essere dall’agente sia effettivamente pericolosa per il bene giuridico tutelato (ossia, la salute pubblica). La giurisprudenza di legittimità, tuttavia, ha nel tempo “riletto” in chiave costituzionalmente orientata dette fattispecie, prevedendo che sia data prova della reale offensività del fatto perpetrato dall’agente. In questo senso, dunque, nessuna reale novità da parte del Riformatore, ma semplicemente un opportuno allineamento agli approdi giurisprudenziali.

Importante specificazione, invece, è quella ai sensi del nuovo art. 445-ter c.p., a norma del quale il pericolo per la salute è anche quello “derivante da consumi cumulativi in quantità normali delle acque o dei prodotti o sostanze alimentari” (si pensi al caso di avvelenamento o inquinamento delle acque). Anche qui, appunto, nessuna reale novità, ma un aggiornamento resosi necessario alla luce dell’art. 14 par. 4 reg. (CE) 178/2002, che introdusse nella legislazione unionale il concetto di “probabili effetti tossici cumulativi” nella definizione di pericolosità di un alimento.

Sempre di raccordo col regolamento comunitario testé citato, oltre che con i doveri imposti dalle procedure di autocontrollo di cui al reg. (CE) N. 852/2004, vi è il nuovo art. 442 c.p. “Omesso ritiro di alimenti pericolosi (cfr. art. 17 reg. (CE) 178/2002).

Di adeguamento, invece, col reg. (UE) 1169/2011, è il riformato art. 444 c.p. “Informazioni commerciali ingannevoli e pericolose, che, evidentemente, sanziona l’OSA il quale immetta in commercio alimenti con informazioni su allergeni o data di scadenza erronee o incomplete e tali da mettere concretamente in pericolo la salute pubblica. Proprio tale ultimo requisito differenzierebbe la nuova fattispecie codicistica dagli articoli 10 e 12 d. lgs. 231/2017.

 I reati di frode commerciale sugli alimenti

Sui diversi reati di frode, notiamo in primo luogo l’inserimento del “patrimonio agroalimentare” nella rubrica del titolo VIII del libro secondo del codice penale tra i beni giuridici tutelati, segno dunque di una dignità propria e rilevante che la filiera alimentare ha assunto nella nostra società.

Fermo l’art. 515 c.p., che sanziona la classica frode in commercio (il c.d. “aliud pro alio“), viene introdotto un nuovo art. 516 c.p.. Oggi, tale ultimo articolo riguarda la messa in vendita o in commercio di alimenti non genuini (e si ha riguardo sia alla genuinità sostanziale che formale), la riforma, invece, introduce un autonomo reato di frode commerciale riguardante alimenti, che richiama sempre il concetto di “aliud pro alio” ma riferito al commercio di questo genere di beni. La nuova norma, dunque, si applica tutte le volte in cui l’acquirente (consumatore o imprenditore) riceve un prodotto diverso per quantità, qualità, origine o provenienza rispetto a quanto pattuito.

Ancora, il nuovo art. 517 c.p., oggi genericamente applicabile alle ipotesi di vendita di prodotti sfruttando marchi o segni distintivi ingannevoli, riguarderà specificamente gli alimenti che recano indicazioni (loghi, scritte e informazioni di qualsiasi tipo) fallaci circa qualità o origine geografica dell’alimento in sé o di uno dei suoi ingredienti caratterizzanti (cfr. art. 26 reg. (UE) 1169/2011). Tale ipotesi criminosa, per altro, parrebbe privare di ogni ambito applicativo l’art. 13 d. lgs. 231/2017, per cui si ritiene che verrà modificata o, almeno, circoscritta ai soli casi di utilizzo di segni mendaci (e non anche di omissione di informazioni).

Sia l’art. 516 che l’art. 517 c.p. riguardano, dunque, alimenti contraffatti, ma la prima fattispecie si verifica quando l’attività falsificatrice o ingannatoria riguarda non l’alimento in sé, ma la sua dazione (ti prometto un taglio di carne superiore, te ne consegno uno inferiore); nel secondo caso, invece, detta attività riguarda proprio la presentazione dell’alimento medesimo (scrivo in etichetta che la marmellata contiene il 30% di prugne, invece ne ha il 10%).

Degno di nota, infine, l’art. 517-quater c.p.”Contraffazione di alimenti a denominazione protetta, che rispetto alla previsione attuale, elimina la mera condotta contraffattiva non seguita dall’immissione in vendita o commercio dell’alimento, ma aggiunge, per contro, anche le condotte di alterazione dell’alimento stesso rispetto al disciplinare di produzione (oggi si parla solo di contraffazione dell’indicazione geografica e non di variazione del metodo di produzione rispetto al disciplinare).

 

I reati alimentari di cui alla L. 283/1962

I reati dell’ormai vetusta legge speciale L. 283/1962, se dovesse passare la riforma, vengono anch’essi precisati e, per così dire, aggiornati alle norme europee.

In particolare, l’art. 5 farà riferimento alla messa in vendita di alimenti “non sicuri, o per altra causa pregiudizievoli per la salute o inadatti al consumo umano“. L’inciso è importante (a livello formale) e si rifà direttamente all’art. 14 reg. (CE) 178/2002, a mente del quale la pericolosità dell’alimento deve far riferimento alle “condizioni d’uso normali dell’alimento da parte del consumatore”, nonché “alle informazioni messe a disposizione del consumatore” medesimo. Si tratta sicuramente di appigli utili per eventuali strategie difensive, anche se, effettivamente, già oggi la giurisprudenza considera tali parametri di giudizio.

Il nuovo comma 2° dell’art. 5, invece, è rivolto alle ipotesi di informazioni scorrette su allergeni (ma che non pongano in pericolo la collettività, altrimenti si applicherebbe il nuovo art. 444 c.p. come sopra indicato). Sicuramente si dovrà chiarire il rapporto tra questa fattispecie criminosa e l’illecito amministrativo ex art. 10 d. lgs. 231/2001, potendosi probabilmente quest’ultimo applicare quando l’indicazione sugli allergeni sia erronea ma non assente (es. indicazione della categoria generica “frutta a guscio” invece che la specificazione del singolo frutto presente).

Interessante poi l’aggravamento di pena per chi abbia commesso detti illeciti nell’ambito del commercio all’ingrosso, come pure l’introduzione del principio di precauzione (oggi previsto dall’art. 7 reg. (CE) 178/2002) e che funge da norma di “chiusura”, di contenuto indefinito e aperto e la cui violazione è sanzionata, tuttavia, da una sanzione amministrativa (e non penale).

Da salutare con favore è sicuramente la nuova fattispecie di frode alimentare (art. 5-quater) che inerisce alimenti sofisticati, adulterati o alterati (ma non contraffatti) e per i quali è prevista una sanzione amministrativa. L’aspetto positivo sta nel fatto che oggi non è ben chiara la distinzione tra la condotta sanzionata dall’art. 5 co. 1° lett. a) L. 283/1962 e l’art. 516 c.p., essendo sostanzialmente coincidenti.

Con la riforma, invece, la distinzione è molto più chiara: gli articoli 516 e 517 c.p. infatti, riguardano la contraffazione (prometto olio extra vergine di oliva, invece consegno olio di oliva non extra vergine, oppure scrivo che è olio extra vergine di oliva quando non lo è), mentre l’illecito amministrativo della legge speciale colpisce il solo fatto di adulterare, sofisticare o alterare l’alimento, a prescindere da come il prodotto viene presentato o etichettato (allungo l’olio extra vergine di oliva con acqua).

Infine, si segnala l’introduzione del meccanismo della regolarizzazione, con cui gli Organi accertatori prescrivono all’OSA responsabile di aver commesso una contravvenzione “che non abbia cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alla salute pubblica ed alla sicurezza alimentare“, di sanare la situazione irregolare. In caso di adempimento, l’operatore viene ammesso al pagamento di una sanzione pecuniaria (ridotta di un terzo rispetto al massimo edittale) e il reato si estingue.

Di fatto, si è esteso l’istituto della diffida, già oggi applicabile agli illeciti amministrativi in materia agro-alimentare, anche alle contravvenzioni, con importanti effetti deflattivi.

L’Agropirateria, una nuova fattispecie di reato alimentare

Del tutto nuovo, invece, il reato di agropirateria (art. 517-quater.1), fiore all’occhiello della riforma sui reati alimentari.

Si tratta di un reato associativo (come l’associazione per delinquere e l’associazione di stampo mafioso) in cui una organizzazione di fatto imprenditoriale si inserisce nella filiera commerciale o logistica di alimenti che, per origine, provenienza, qualità o quantità, sono diversi da quelli indicati, dichiarati o pattuiti, o utilizza marchi, segni, o indicazioni false, tali cioè da trarre in inganno i consumatori sull’origine o identità o qualità del prodotto.

Il riformatore è stato accorto nell’individuare sanzioni particolarmente efficaci ed ulteriori rispetto alla detenzione per le persone fisiche responsabili.

Vengono infatti previste pene accessorie quali l’interdizione dall’attività commerciale e promozionale dei prodotti alimentari, anche per interposta persona fisica o giuridica, il divieto (nuovo art. 518) di ottenere autorizzazioni o concessioni per lo svolgimento di medesime attività e perfino il divieto di accedere a finanziamenti pubblici.

Nei casi più gravi (o di recidiva), si può arrivare infine alla chiusura dello stabilimento o dell’esercizio (nuovo art. 518 bis).

L’introduzione dei reati alimentari tra i reati presupposto per la responsabilità amministrativa degli enti (d. lgs. 231/01)

La riforma influirà anche sulla responsabilità amministrativa degli enti, sia in chiave sanzionatoria, sia in chiave di compliance per tutti gli operatori del settore.

Sotto il primo aspetto, i reati alimentari sopra richiamati, tanto quelli che ineriscono la salute pubblica, quanto quelli relativi al rispetto della correttezza degli scambi commerciali, entrano a far parte del novero dei cc.dd. reati presupposto di cui al d. lgs. 231/2001.

Quanto al secondo aspetto, la riforma prevede che il modello di organizzazione e gestione per un’impresa del settore alimentare debba essere idoneo ad assicurare il rispetto della normativa alimentare a 360°, prendendone cioè in esame tutte le implicazioni: la correttezza delle informazioni ai consumatori; il rispetto delle best practices volte a garantire la rintracciabilità dei prodotti; l’osservanza delle procedure di autocontrollo sulla qualità e sicurezza degli alimenti; la previsione delle procedure di ritiro o richiamo dei prodotti non sicuri ecc.

In questo senso si intravvede un chiaro richiamo agli artt. 17 reg. (CE) 178/2002, 2 reg. (CE) 852/2004 e 8 par. 1 reg. (UE) 1169/2011 sulla responsabilità dell’OSA al rispetto della legislazione alimentare nel suo complesso.

E’ chiaro che, se la riforma dovesse essere approvata, l’intero sistema normativo, europeo e nazionale, imporrà agli operatori del settore alimentari scelte organizzative e gestionali volte al massimo rispetto della salute e delle scelte informate dei consumatori, pena sanzioni gravi e potenzialmente in grado di compromettere la continuità aziendale.

La delega di funzioni

Viene infine positivamente normata la delega di funzioni nell’impresa alimentare. Per una disamina particolareggiata, si rinvia ad apposito articolo, limitandoci qui a ricordare che vi è stato un vero e proprio copia-incolla rispetto alla legislazione giuslavoristica e con la conseguenza che, rispetto ad oggi, l’atto di conferimento delle responsabilità (e dei poteri), dovrà avvenire necessariamente per iscritto.