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Novel food: cosa sono e come vengono regolati

Novel food: cosa sono e come vengono regolati i nuovi alimenti che, provenienti da Paesi terzi, o frutto di innovazioni tecnologiche, sono destinati ad arrivare sulle nostre tavole, cambiando stili di vita, regimi alimentari e abitudini.

In questo articolo vediamo cosa cosa sono e come vengono regolati, appunto, i novel food. In un altro articolo vedremo, invece, cosa si deve fare per chiederne l’autorizzazione al commercio e le sanzioni per chi commercializza novel food non autorizzati.

 

AGGIORNATO LUGLIO 2021

 

Come sono regolati i novel food

I “nuovi alimenti”, diversamente da tutti gli altri che possiamo definire “tradizionali” (siano essi comuni o speciali, come gli alimenti per gruppi specifici o gli integratori alimentari), sono quelli che:

  1. non possono vantare un consumo sicuro e significativo nell’Unione Europea prima del 15 maggio 1997 (data di entrata in vigore del primo regolamento novel food [regolamento (CE) n. 258/1997] e
  2. rientrano in almeno una delle categorie specificate dal nuovo regolamento (UE) n. 2015/2283.

Il primo regolamento novel food aveva obiettivi di armonizzazione interna meno ambiziosi rispetto alla novella normativa (si veda il maggior potere discrezionale lasciato ai singoli Stati Membri) e, inoltre, richiedeva procedure più complesse, più lunghe e più costose per l’approvazione di un novel food.

Oggi la materia è normata da un testo più recente e dal relativo regolamento di esecuzione:

L’obiettivo del regolamento oggi vigente è quello di favorire la comparsa e diffusione di cibi nuovi, con procedure più snelle ed efficienti, garantendo al contempo che essi siano sicuri per la salute umana, non siano idonei a trarre in inganno i consumatori e, infine, nel caso in cui sostituiscano alimenti già in commercio, che non siano svantaggiosi a livello nutrizionale.

 

Categorie di novel food

Le categorie di novel food sono elencate all’art. 3 del regolamento novel food (d’ora in avanti anche NFR) e ricomprendono gli alimenti:

  • composti da, isolati da o prodotti a partire da nuove matrici naturali (ad esempio microrganismi, funghi, alghe, minerali, colture o tessuti cellulari, piante, animali, ecc.);
  • composti da nanomateriali ingegnerizzati;
  • con una struttura molecolare nuova o intenzionalmente modificata; e
  • risultanti da un processo di produzione non utilizzato per la produzione alimentare nell’Unione prima del 15 maggio 1997, tale da dar luogo a cambiamenti significativi nella loro composizione o struttura, incidendo sul loro valore nutrizionale, sul metabolismo o sul livello di sostanze indesiderabili;
  • impiegati fino al 15 maggio 1997 esclusivamente come integratori alimentari, se utilizzati per finalità diverse;
  • tradizionali di Paesi terzi derivanti dalla produzione primaria.

La differenza principale tra i novel food “innovativi” e quelli tradizionali di un Paese terzo, sta nel fatto che per i secondi è previsto un iter autorizzativo semplificato e notevolmente accelerato qualora se ne possa dimostrare una storia di uso sicuro per almeno 25 anni come alimento nella dieta abituale di un numero significativo di persone in un paese terzo (extra-UE).

 

Cosa non rientra nella disciplina novel food

Non rientrano tra i nuovi alimenti disciplinati dal regolamento in esame, di converso, enzimi (reg. (CE) n. 1332/2008), additivi (reg. (CE) n. 1333/2008), aromi (reg. (CE) n. 1334/2008), solventi da estrazione (dir. 2009/32/CE) e i famosi O.G.M. (Organismi Geneticamente Modificati), per i quali vige una normativa ad hoc (REG. (CE) n. 1829/2003).

 

 

Cosa fare nel caso in cui si abbiano dubbi se un alimento sia un novel food

In prima battuta, spetta ai singoli operatori del settore alimentare verificare (sotto la propria responsabilità), se un alimento che intendono commercializzare sia o meno novel food.

Nel caso permangano dubbi, hanno la possibilità di interpellare l’autorità di riferimento del Paese di prima commercializzazione, onde ottenere una risposta “ufficiale”

 

Auto-verifica novel food 

La verifica autonoma comporta l’analisi della sostanza alimentare e lo studio della normativa vigente.

Un buon punto di inizio è sicuramente consultare l’elenco dei novel food pubblicato e aggiornato dalla Commissione europea, anche se rappresenta uno strumento privo di valore legale.

Detta in altro modo: se il proprio alimento compare nell’elenco di cui sopra ed è chiaramente contrassegnato come alimento “nuovo” o “tradizionale”, allora non ci sono dubbi, in tutti gli altri casi va operata una verifica caso per caso con l’aiuto di consulenti esperti.

 

La procedura di interpello

Con Regolamento di esecuzione (UE) 2018/456 della Commissione del 19 marzo 2018 (entrato in vigore il 9 aprile dello stesso anno) sono state stabilite le fasi procedurali del processo di consultazione per la determinazione dello status di nuovo alimento.

In particolare, è previsto che l’operatore del settore alimentare consulti elettronicamente l’Autorità competente designata dallo Stato membro di interesse, con la possibilità comunque di tutelare la riservatezza di quelle informazioni che, se divulgate, potrebbero danneggiarlo sul piano commerciale.

Per l’Italia, l’autorità è il Ministero della Salute – Direzione generale dell’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione.

La richiesta va corredata da:

  • a) una lettera di accompagnamento;
  • b) un fascicolo tecnico;
  • c) documenti giustificativi;
  • d) una nota esplicativa che chiarisca le finalità e la pertinenza della documentazione presentata.

Lo Stato membro destinatario giunge ad una conclusione sullo status di nuovo alimento entro 4 mesi (prorogabili per un massimo di 4 mesi) dalla data in cui ha deciso in merito alla validità della richiesta di consultazione e può consultare gli altri Stati Membri e la Commissione. La decisione va poi notificata al richiedente, agli altri Stati membri e alla Commissione UE, la quale provvederà alla pubblicazione su apposita pagina web del proprio sito internet.

Come si può osservare, la procedura di interpello, a luglio 2021, è stata impiegata solo in 56 casi, alcuni dei quali hanno avuto un esito positivo, altri negativo.

 

Di questi, solo 2 hanno investito il Ministero della Salute italiano:

 

 

Caso complesso: gli estratti vegetali

I casi più problematici in materia sono rappresentati dagli estratti vegetali altamente selettivi, trattandosi di prodotti significativamente diversi dalla biomassa di partenza quanto a caratteristiche compositive.

Quando alcuni composti vengono arricchiti selettivamente in un estratto, non per semplice essiccazione o concentrazione, ma per estrazione selettiva, le probabilità che si sia di fronte ad un “nuovo alimento” aumentano considerevolmente.

Come regola generale, se il rapporto tra i componenti naturalmente presenti nel materiale iniziale non viene influenzato in modo significativo, l’estratto non è considerato altamente selettivo. Quando si impiegano solventi, purché di uso comune per quel tipo di matrice, il rapporto deve essere valutato soltanto in relazione agli elementi in esso solubili (rapporto relativo).

Solo quando il prodotto finale è simile per struttura, composizione, caratteristiche nutrizionali, biodisponibilità e livello di sostanze indesiderabili ad un alimento storicamente consumato nell’UE (che sia il composto di partenza o altro similare), non è considerato un novel food, a prescindere dal grado di innovazione del processo di fabbricazione (innovativo per uso di solventi e/o altro motivo).

 

 

L’etichettatura dei novel food

Per quanto concerne l’etichettatura, oltre al generale REG. (CE) 1169/2011, ogni novel food deve rispettare le specifiche prescrizioni previste dal provvedimento che lo autorizza.

Essenzialmente, verrà chiesto di: descrivere l’alimento, la sua origine, la sua composizione o le sue condizioni d’uso previste; specificare le caratteristiche o le proprietà – quali la composizione, il valore, gli effetti nutritivi o l’uso previsto – che lo rendano nuovo e non equivalente rispetto ad un altro già in commercio; eventualmente, informare adeguatamente i consumatori sulla natura e sulla sicurezza del nuovo alimento, in particolare per quanto riguarda i gruppi vulnerabili della popolazione.

 

Il monitoraggio della Commissione UE

Infine, in ossequio al principio supremo della tutela della salute dei consumatori, la Commissione Europea, tenuto conto del parere dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – European Food Safety Authority (EFSA), può decidere di tenere monitorato un prodotto nuovo autorizzato, al fine di rilevare eventuali problematiche o criticità.