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Nuovo regolamento bevande alcoliche

Nuovo regolamento bevande alcoliche: parliamo in questo intervento del regolamento (UE) 2019/787 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019, relativo a definizione, requisiti di composizione, designazione, presentazione ed etichettatura delle bevande spiritose, che abroga il regolamento (CE) n. 110/2008.

 

Più che una disamina approfondita, articolo per articolo, cercheremo di affrontare gli aspetti innovativi del nuovo testo normativo, in modo da dare agli operatori del settore una guida breve e di immediato utilizzo pratico.

 

Il regolamento è applicabile dal 25 maggio 2021, eccetto alcune sue parti, per le quali l’applicazione è antecedente (8 giugno 2019).

Previste anche apposite misure transitorie, la più rilevante delle quali stabilisce che i prodotti non conformi alle nuove disposizioni, purché aderenti al vecchio regolamento e fabbricati prima del 25 maggio 2021, possano continuare ad essere commercializzati fino ad esaurimento scorte (art. 50 par. 1°).

 

 

 

Zuccheraggio e materie prime

Uno dei cambiamenti principali consiste nell’aver determinato i livelli massimi degli zuccheri in diverse categorie di bevande spiritose, vincolanti per tutti i Paesi UE.

Si parla sempre di aggiunta di ingredienti o additivi con proprietà dolcificante non prima della distillazione, non consentita, ma al termine della produzione, allo scopo di affinare, arrotondare o aggiustare il gusto della bevanda.

Per il Rum, ad esempio, il limite è di 20 g di dolcificante per litro, mentre per l’acquavite di frutta è di 18 g/l.

 

Si noti, al contrario, che per i liquori è previsto uno zuccheraggio minimo (100 g/l).

 

Il nuovo regolamento contiene disposizioni che consentono alla Commissione di ampliare, in futuro, la gamma di dolcificanti consentiti. Vi sono inoltre chiarimenti sul tipo di aromi che possono essere utilizzati nella produzione di bevande spiritose in generale ed in alcune categorie specifiche.

 

Altra novità degna di nota riguarda un maggior rigore nell’indicazione della materia prima grezza impiegata per la produzione dell’alcole etilico o dei distillati di origine agricola. L’art. 13, par. 1, infatti, prescrive che la matrice vegetale di partenza possa essere menzionata in etichettatura solo se l’alcole etilico e/o distillato derivino esclusivamente dalla stessa. Nel caso di fonti diverse, occorre l’indicazione di tutte, in ordine decrescente di quantità in volume dell’acole puro.

 

Il problema era stato posto all’attenzione del legislatore unitario soprattutto in relazione alla vodka, posto che tale bevanda può essere prodotta a partire dalle materie prime più disparate per qualità e valore (cereali, patate, melassa di barbabietola da zucchero, ecc.). Quindi ora si può scrivere nell’etichetta di una bottiglia di Vodka che sono stati usati solo cereali e patate, purché il 100% dell’alcole ivi presente derivi, appunto, solo da questi vegetali.

 

 

 

Denominazione legale

La questione delle denominazioni legali e di altri termini che possono figurare nell’etichettatura o nella presentazione delle bevande spiritose è complessa.

 

In primis, viene data la definizione di “bevanda spiritosa” (art. 2), che è un alimento destinato al consumo umano avente un titolo alcolometrico minimo del 15% vol., salvo eccezioni specificamente previste, e prodotto direttamente per distillazione di prodotti fermentati o per macerazione in alcol di matrici vegetali o tramite una miscelazione di queste componenti, più eventuale aggiunta di ingredienti alimentari e additivi, quali coloranti, edulcoranti, aromi (laddove consentito e nel rispetto dei regolamenti ad essi applicabili).

 

Il regolamento fissa standard di composizione di categoria per rum, vodka, gin, amaro ecc. (Allegato I – Categorie di bevande spiritose).

Norme particolari sono poi dettate per alcuni prodotti “locali” (nel senso di tipici di alcuni Paesi membri, come il „Rum-Verschnitt“ tedesco (Allegato II) e per il sistema di invecchiamento dinamico dei brandy (Allegato III).

Una categoria piuttosto ampia è quella di “Liquore”, all’interno della quale possono ricadere facilmente una notevole quantità di bevande alcoliche.

Se una bevanda spiritosa non possiede i requisiti di una delle categorie dell’Allegato, il prodotto deve essere denominato necessariamente e semplicemente “Bevanda spiritosa”.

 

Per individuare, dunque, la corretta denominazione legale del prodotto, l’approccio è per gradi.

 

Prendiamo il caso di un Rum aromatizzato.

Andando a leggere lo standard del rum previsto dal regolamento, scorgiamo l’indicazione che “il rum non è aromatizzato”.

Passiamo allora ad esaminare la categoria “Liquore”: essa richiede un tenore minimo di edulcoranti, pari a 100 g/l (soglie inferiori sono previste per liquori di ciliegia e genziana).

Se il nostro prodotto ha uno zuccheraggio più basso, non può essere chiamato neppure liquore. A questo punto, se il titolo alcolometrico è almeno del 15% vol., potremmo denominarlo “bevanda spiritosa”, in caso contrario “bevanda alcolica”.

 

Fuori dall’esempio, se una bevanda spiritosa soddisfa i requisiti di più di una categoria, allora può essere immessa sul mercato con una o più delle denominazioni legali possibili (art. 10.4).

Un sotto-caso si ha quando il prodotto rispetta contemporaneamente i requisiti del “liquore” o della ”crema” e quelli di un’altra categoria: ebbene, si può scegliere di impiegare, al posto della denominazione legale, il termine composto formato da “liquore / crema” più il nome della categoria in questione (art. 10.5.b) (es. “liquore alla sambuca”).

Se il prodotto rientra in una indicazione geografica qualificata, la sua denominazione può essere completata o anche sostituita da quella dell’indicazione stessa (art. 10.5.a), fatte salve prescrizioni particolari previste nel relativo disciplinare.

 

La denominazione legale così individuata, fermi restando i principi di chiarezza e comprensibilità per il consumatore mediamente avveduto, può essere integrata (NON SOSTITUITA) da:

  • un riferimento geografico, in conformità alla normativa dello Stato membro in cui il prodotto viene immesso sul mercato;
  • una denominazione usuale;
  • un termine composto o un’allusione (indicazioni che fanno riferimento ad un ingrediente diverso da quello usato per produrre l’alcole o il distillato, caratterizzante per il gusto della bevanda. Come già detto, il termine composto “liquore / crema” + nome di categoria può sostituire la denominazione legale.);
  • i termini «bevanda assemblata», «assemblaggio» o «assemblato» e «miscela», «miscelato» o «bevanda spiritosa miscelata» se si tratta di un assemblato o di una miscela;
  • il termine “secco” o “dry” purché siano rispettate le seguenti condizioni: la bevanda spiritosa non appartiene alla categoria del whisky; non sono pregiudicati i requisiti specifici previsti dalle categorie del gin, del gin distillato e del London gin; la bevanda spiritosa non è stata zuccherata, a meno che non sia conforme ai requisiti della categoria dei liquori;
  • il nome dell’ingrediente utilizzato per la produzione della bevanda, in conformità dei requisiti stabiliti nell’allegato I e, nel caso di una indicazione geografica, nel suo disciplinare di produzione (es. “Whiski doppio malto”, “Grappa di vinaccia”).

 

L’integrazione di questi termini alla denominazione legale è da intendersi in senso ampio, quindi non solo come “aggiunta” subito dopo la stessa, ma anche come comparizione altrove nell’etichetta.

 

Quale che sia la denominazione legale, essa non può essere accompagnata da diciture enfatiche o fantasiose aventi finalità promozionali (es. “originale”, “naturale”, “selezionato”, “di qualità”, “pregiato”, ecc.), a meno che non siano specificamente previste per quella tipologia di bevanda, come “tradizionale” per il rum.

Eventuali informazioni di questo tipo possono comparire in altri punti dell’etichetta, a patto di rispettare le regole generali previste dal regolamento (UE) 1169/2011 per le informazioni volontarie, ossia devono essere: vere, verificabili, non fuorvianti per il consumatore, facilmente comprensibili da quest’ultimo, non allusive di proprietà farmacologiche/terapeutiche o di altri benefici non ammessi, non riferite a caratteristiche comuni a tutti gli altri alimenti della stessa categoria, non denigratorie rispetto ad altri alimenti e non suggestive di un consumo eccessivo dell’alimento pubblicizzato).

 

Infine, non è possibile “usurpare” in nessun caso una denominazione legale, attribuendola a prodotti che non rispecchino gli standard previsti nell’Allegato, neppure facendo ricorso ad espressioni quali «genere», «tipo», «stile», «fatto», «gusto» o altri termini simili (art. 10.7), eccetto i casi di termini composti e allusioni.

 

Si ricorda, da ultimo, che nello stesso campo visivo della denominazione legale devono comparire anche la quantità netta e il titolo alcolometrico in volume.

 

Vediamo ora in dettaglio miscele, assemblati, termini composti e allusioni.

 

Miscele

La miscela è la combinazione di bevande spiritose appartenenti a categorie diverse o di una bevanda spiritosa e un distillato/alcole etilico di origine agricola.

Di fatto stiamo parlando di cocktail premiscelati realizzati con almeno una bevanda spiritosa, a cui vengono mischiati una o più bevande spiritose (di diversa categoria) o alcoliche, più eventuali ingredienti alimentari, a patto che il risultato finale sia pur sempre una bevanda spiritosa (titolo alcolometrico volumico superiore o uguale a 15% vol.).

 

Alla denominazione legale, che a seconda dei casi sarà “bevanda spiritosa” o il nome della categoria di cui vengono soddisfatti interamente i requisiti, può essere aggiunta la parola “miscela” o “miscelata”.

 

Quanto agli ingredienti alcolici impiegati, la loro denominazione legale può comparire in etichetta, a titolo facoltativo, soltanto in un apposito “elenco ingredienti alcolici” (art. 13.3), in cui sono scritti in ordine quantitativo decrescente con la percentuale di volume di alcole etilico sul totale di alcole puro della miscela.

Se la denominazione legale non è stata completata coi termini “miscela”/”miscelata”, allora l’elenco ingredienti va accompagnato dall’indicazione  “miscela”/“miscelato”/“bevanda spiritosa miscelata” (non necessario se la bevanda miscelata rientra in una categoria tipizza, di cui è stata usata la denominazione).

L’elenco ingredienti e l’indicazione vanno scritti sullo stesso campo visivo della denominazione legale del prodotto, con caratteri uniformi per tipo, colore e dimensioni, e  non più grandi della metà di quelli usati per la denominazione legale stessa.

 

 

Assemblati

La bevanda assemblata è un mix di bevande spiritose della stessa categoria, distinte tra loro per metodo di produzione, periodo di maturazione o di invecchiamento e/o zona geografica di produzione.

 

La denominazione legale sarà quella della categoria di appartenenza, cui si potrà aggiungere la parola “assemblato”, “assemblaggio” o “bevanda assemblata”.

 

Anche per gli assemblati vale la regola che consente, opzionalmente, di riportare le denominazioni legali delle singole bevande impiegate, purché ciò avvenga in un apposito “elenco ingredienti alcolici”.

Se si decide di inserire tale elenco ingredienti, è necessario specificare, qualora non lo si sia fatto accanto alla denominazione legale, le parole “assemblato”, “assemblaggio”, “bevanda assemblata”. L’elenco ingredienti e l’indicazione vanno scritti sullo stesso campo visivo della denominazione legale del prodotto, in caratteri uniformi per tipo, colore e dimensioni, e inoltre non devono essere più grandi della metà della denominazione legale stessa.

 

 

 

Termini composti

I termini composti servono per descrivere (descrivere, non denominare!) una bevanda ALCOLICA non per forza spiritosa (quindi anche quelle con titolo alcolometrico inferiore al 15% vol.) formata partendo da una bevanda spiritosa appartenente ad una delle categorie dell’Allegato I (non può essere una generica “bevanda spiritosa”) cui vengono aggiunti ingredienti non alcolici, diversi dalla sola acqua. La bevanda spiritosa deve essere stata effettivamente impiegata in forma non diluita, senza aggiunta di altri ingredienti alcolici (requisito della genuinità).

Se gli ingredienti aggiunti sono alcolici, o se l’alimento finale è un solido o è una bevanda analcolica, non si possono usare termini composti.

Quindi lo schema di cui parliamo è: bevanda spiritosa categorizzata + ingrediente/i non alcolici (purché non solo acqua).

 

I termini composti (art. 3.2) sono formati dalla combinazione della denominazione legale (o indicazione geografica) della bevanda spiritosa utilizzata (una soltanto!) con quella, anche in forma di aggettivo, dell’ingrediente alimentare aggiunto (es. “Vodka pesca”, “Gin-Tonic”, ecc.).

Non possono essere impiegati termini quali «alcole», «spiritoso», «bevanda», «bevanda spiritosa» e «acqua» (altrimenti si confonderebbero con la denominazione legale), termini estranei e disegni. Ammesse invece le congiunzioni e/o preposizioni (“Vodka alla pesca”).

 

Le parole che formano il termine composto vanno scritte con caratteri uguali per tipo, colore e dimensione e non devono essere più alte della denominazione legale.

Anche se non previsto specificamente, il termine composto dovrebbe figurare nello stesso campo visivo della denominazione legale, ma non nella stessa riga.

 

 

A livello pratico, i termini composti servono per fornire una descrizione in etichettatura delle caratteristiche del prodotto e possono essere aggiunti alla denominazione legale dello stesso, evidenziando la presenza di una categoria di bevanda spiritosa.

Si torni al caso della “Vodka pesca”: la denominazione legale, qui, non può essere “Vodka”, poiché l’aromatizzazione non è contemplata nella categoria prevista dall’Allegato I, ma è “bevanda spiritosa” (o “bevanda alcolica”, se il titolo alcolometrico è < 15% vol.). Come faccio a dire al consumatore che la bevanda spiritosa è, in sostanza, una vodka aromatizzata? Con un termine composto, che è appunto “Vodka pesca”, da scrivere in aggiunta alla denominazione “bevanda spiritosa”, sullo stesso campo visivo, preferibilmente in un’altra riga.

 

Un caso particolare di termine composto è quello formato dalla denominazione legale della bevanda spiritosa più il termine «liquore» o «crema», purché il prodotto finale rientri in tale categoria. Particolarità di questo caso è che il termine composto così formato può non solo aggiungersi alla denominazione legale del prodotto, ma sostituirvisi (es. “Crema Whisky”).

 

 

N.B.: l’ingrediente aggiunto, che compare nel termine composto, è soggetto alla regola del QUID, e pertanto se ne dovrà indicare la percentuale in peso sul totale. Si ricorda che, comunque, il QUID non vale per l’ingrediente utilizzati in piccole quantità con finalità aromatizzanti.

 

 

 

Allusioni

Ai sensi dell’art. 3.3, l’allusione è il riferimento diretto o indiretto ad una o più denominazioni legali / indicazioni geografiche, fatto su alimenti diversi da una bevanda spiritosa (eccetto liquore).

Condizione base è che l’alcole utilizzato nella preparazione del prodotto alimentare in questione provenga esclusivamente dalla bevanda spiritosa o dalle bevande spiritose cui fa riferimento l’allusione (requisito della genuinità). Il rischio, altrimenti, è quello di avere l’allusione ad una bevanda pregiata, quando in realtà solo una parte dell’alcol è ad essa attribuibile. Un’eccezione a questa regola è costituita dall’alcol presente negli aromi, nei coloranti e negli altri ingredienti utilizzati per la produzione del prodotto alimentare.

Rispetto al caso del termine composto, qui la bevanda spiritosa non è tanto la protagonista del prodotto finito, quanto un ingrediente aggiunto per caratterizzarne il sapore.

 

L’allusione è utile, per l’appunto, in quanto consente di utilizzare la denominazione legale di una bevanda spiritosa per descrivere il gusto di un altro alimento.

Tale altro alimento può essere:

  • una bevanda analcolica (il prodotto finito sarà alcolico, es. Cola-Rum) o un alimento diverso da una bevanda (il prodotto finito potrà essere o meno alcolico, es. Babà al rum).

In quest’ultimo caso (parliamo di alimenti solidi o semi-solidi), l’allusione è ammessa in via eccezionale non solo quando sia stata effettivamente aggiunta la bevanda spiritosa allusa, ma anche quando si sia utilizzato un aroma che ne IMITI il gusto, a condizione di specificare che si tratti di un mero aroma (“cioccolato con aroma di rum”) e purché non si tratti di una bevanda facente parte di una indicazione geografica qualificata, nel qual caso l’allusione è lecita solo la bevanda è stata effettivamente utilizzata (“Sbrisolona alla grappa di Amarone”).

  • una bevanda alcolica NON spiritosa (titolo alcolometrico < 15% vol.), come “Vermouth Rum” o un liquore, come “Liquore al Cioccolato e Rum”.

L’allusione, per essere lecita, deve essere riportata sullo stesso campo visivo della denominazione legale del prodotto finito, in una riga diversa, con caratteri grandi non più della metà. Gli ingredienti alcolici vanno indicati o nell’allusione stessa, o in uno spazio separato ma sempre sullo stesso campo visivo, in ordine decrescente per quantità, con accanto la percentuale di volume di alcole sul totale di alcole puro del prodotto. N.B.: non sono previste regole su tipologia e grandezza dei caratteri di questo elenco.

 

In entrambi i casi, se l’aggiunta riguarda una bevanda spiritosa facente parte di una indicazione geografica, l’allusione alla stessa è lecita solo se la quantità di bevanda addizionata sia sufficiente a conferire una caratteristica essenziale al prodotto finito.

 

L’ipotesi di liquore cui si aggiunga una bevanda spiritosa potrebbe essere anche una miscela. Quali regole si applicano, allora, quelle per le miscele o per le allusioni? Le miscele sono caratterizzate dal fatto che nessuna bevanda spiritosa prevale sulle altre in termini di quantità e sapore, mentre i prodotti per cui si ammettono le allusioni vedono la bevanda spiritosa aggiunta, di solito in modeste quantità, a fini aromatici. La risposta alla domanda va data, pertanto, caso per caso, a seconda delle proporzioni degli ingredienti alcolici. A livello di etichetta, miscele e allusioni sono simili, ma in queste ultime le denominazioni legali delle bevande spiritose di partenza figurano nell’allusione stessa, mentre nelle prime solo nell’elenco ingredienti alcolici.

 

N.B.: si applica la regola del QUID, e pertanto si dovrà indicare la percentuale in peso della bevanda spiritosa aggiunta sul totale dell’alimento finito. Si noti altresì che la percentuale così indicata è ulteriore e diversa rispetto a quella del volume sul totale di alcole puro. Il consiglio è, dunque, indicare il QUID in un’altra parte dell’etichetta.

Per schematizzare

  • Bevanda spiritosa + ingrediente non alcolico –> termine composto

Il termine composto “categoria della bevanda spiritosa di partenza” + “ingrediente” può aggiungersi alla denominazione legale per descrivere il prodotto (stesso campo visivo della denominazione legale del prodotto, riga diversa, formato non più grande di quest’ultima).

Se il prodotto rispetta i requisiti di “liquore” o di ”crema”, il termine composto “liquore/crema” + “categoria della bevanda spiritosa di partenza” può aggiungersi o anche sostituirsi alla denominazione legale.

  • Bevanda non alcolica o alimento solido + bevanda/e spiritosa/e –> allusione

L’allusione “denominazione legale alimento di partenza” + “categoria/e bevanda/e spiritosa/e” può aggiungersi alla denominazione legale per descrivere il prodotto.

  • Bevanda alcolica + bevanda/e spiritosa/e –> allusione

L’allusione “denominazione legale bevanda di partenza” + “categoria/e bevanda/e spiritosa/e” può aggiungersi alla denominazione legale per descrivere il prodotto (SE si opta per lo stesso campo visivo della denominazione legale del prodotto, va scritta su riga diversa, in formato non più grande della metà di quest’ultima + sempre necessaria l’indicazione nello stesso campo visivo dell’allusione degli ingredienti alcolici in ordine decrescente di quantità e percentuale di volume di alcole sul totale. N.B.: non sono previste regole su tipologia e grandezza dei caratteri di questo elenco).

  • Liquore + bevanda/e spiritosa/e –> allusione

L’allusione “Liquore” + “categoria/e bevanda/e spiritosa/e” può aggiungersi alla denominazione legale per descrivere il prodotto (SE si opta per lo stesso campo visivo della denominazione legale del prodotto, va scritta su riga diversa, in formato non più grande della metà di quest’ultima + sempre necessaria l’indicazione nello stesso campo visivo dell’allusione degli ingredienti alcolici in ordine decrescente di quantità e percentuale di volume di alcole sul totale. N.B.: non sono previste regole su tipologia e grandezza dei caratteri di questo elenco).

  • Bevanda spiritosa + bevanda spiritosa –> miscela o assemblato

È una miscela (bevande di categoria diversa) o assemblato (stessa categoria). La denominazione legale può essere quella della bevanda spiritosa di cui vengono riscontrati gli standard tipici (sempre per gli assemblati), oppure “bevanda spiritosa” o “bevanda alcolica”, a seconda dei casi. Le denominazioni legali delle bevande spiritose di partenza possono essere indicate solo nell’“elenco ingredienti alcolici” (opzionale), scritte in ordine decrescente di quantità con accanto la percentuale di alcole sul totale in volume dell’alcole puro, nello stesso campo visivo e con carattere uniforme, non superiore al 50% della denominazione legale del prodotto. Accanto all’elenco occorre riportare la dicitura “miscela”, “assemblato” e similari, se non già aggiunta alla denominazione legale.

 

 

 

Origine

Il nuovo regolamento, all’articolo 14, specifica che il luogo di provenienza di una bevanda spiritosa, qualora volesse essere rappresentato al consumatore, è il luogo o la regione in cui si svolge la fase del processo di produzione che conferisce alla bevanda spiritosa stessa il proprio carattere e qualità essenziali. Si noti come tale indicazione differisca dall’origine non preferenziale secondo il Codice Doganale Unionale, che ha ovviamente finalità diverse (= Paese da cui hanno origine i materiali, cioè gli ingredienti, che rappresentano oltre l’85% del volume totale del prodotto finito, se nessuno raggiunge tale percentuale, allora è il Paese in cui è stato ottenuto il miscuglio finale).

Viene altresì precisato che l’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza dell’ingrediente primario di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 (e del regolamento di esecuzione della Commissione (UE) 2018/775 non è obbligatoria per le bevande spiritose.

 

 

 

Indicazioni geografiche

Una novità della novella legislativa è rappresentata senz’altro dalla disciplina delle indicazioni geografiche qualificate delle bevande spiritose.

Non vedremo in dettaglio le singole norme, basti sapere che sono modellate su quelle dettate per i prodotti alimentari in generale (regolamento UE 1151/2012) e, in particolar modo, su quelle afferenti le indicazioni geografiche protette. Le procedure per ottenere il riconoscimento di una IG sono sostanzialmente simili, sebbene snellite e accelerate, come pure il livello di protezione giuridica che viene offerto in tutto il territorio UE.

A regime, le indicazioni geografiche delle bevande spiritose verranno incluse nel registro digitale eAmbrosia, verso cui migreranno tutte le indicazioni già oggi riconosciute.