Skip links

D.L. 42/2021: convertito con modifiche

D.L. 42/2021: convertito con modifiche, non tutte positive, purtroppo.

Il Decreto Legge in parola, in brevissimo, era intervenuto per salvare dall’abrogazione, operata improvvidamente dal d. lgs. 27/2021, il principale testo in materia di reati igienico-sanitari alimentari, ossia la L. 283/1962 (ne abbiamo parlato qui).

Tra gli aspetti critici, sorti dalla confusione tra norme che si rincorrevano ed accavallavano, vi era quella del vuoto di tutela processual-penalistica nei confronti degli Operatori che subivano un accertamento con campionatura di alimenti e che, all’esito di un rapporto di prova con evidenziazione di profili di non conformità, si vedevano magari contestata una contravvenzione in sede penale.

Infatti, come spiegato nell’articolo sopra citato, il d. lgs. 27/2017 aveva eliminato l’applicazione delle garanzie difensive contenute nell’art. 223 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale (diritto al contraddittorio e di partecipare, direttamente o tramite delegati, alle operazioni di laboratorio, anche con l’assistenza di un consulente tecnico) e il successivo decreto legge di modifica non aveva eliminato tale vulnus.

Con la legge di conversione di detto decreto si sono ripristinati i binari della legalità, ma, come vedremo schematicamente, sono state operate altre modifiche che, a nostro avviso, non erano del tutto richieste e aspettate.

 

 

Garanzie difensive

Grazie alla nuova modifica legislativa, viene dunque ripristinata l’operatività dell’art. 223 disp. att. c.p.p. per le analisi su campioni mono-aliquota e per le quelle di ripetizione in sede di controversia presso l’Istituto Superiore di Sanità – ISS.

Restano escluse le analisi su campioni mono-aliquota atte ad accertare i criteri di igiene di processo, come quelle effettuate in sede di produzione e non di commercializzazione del prodotto, oppure finalizzate al monitoraggio conoscitivo e, comunque, ove non ci sono limiti di legge sia chimici che microbiologici.

 

 

La nuova diffida

La diffida, di cui all’art. 1, c. 3, D.L. 91/2014, come modificato dalla L. 11 agosto 2014, n. 116 e dal D.L. 16 luglio 2020, n. 76 (di cui abbiamo parlato in questo articolo, già aggiornato), è stata mutata in parti chiave che, a nostro avviso, ne andranno a minare quasi completamente l’operatività.

Chiarito che vada applicata a tutte le violazioni in materia alimentare, sia quelle di carattere commerciale (es. etichettatura, di competenza dell’ICQRF), sia quelle di carattere igienico-sanitario (di competenza di NAS, SIAN, e altre autorità sanitarie, statali e locali), è stata reintrodotta la condizione per cui deve trattarsi della prima violazione accertata.

Il termine per adempiere alla diffida è fissato in un massimo di 30 giorni dalla sua notifica (prima era un termine che avrebbe dovuto determinare l’autorità procedente, ma non superiore a 90 giorni).

È poi stata eliminata la possibilità di ottemperare entro il termine anche presentando specifici impegni: ora non si potrà più fare, con la conseguenza che sarà necessario sanare la violazione in via definitiva entro i 30 giorni previsti dalla legge.

Ancora, non si considerano più sanabili quelle violazioni per cui si possa provvedere all’eliminazione delle sue conseguenze dannose e pericolose anche tramite comunicazioni al consumatore (quindi, in caso per esempio di alimento che, per sicurezza, deve essere cotto ad una certa temperatura, ma l’indicazione è mancante in etichetta, non si potrà più ovviare fornendo un’opportuna istruzione agli utenti, dovendosi invece provvedere al richiamo del prodotto).

Infine, non si applica più la diffida ai prodotti già immessi in commercio, anche solo in parte, inciso questo che, di fatto, elimina quasi completamente il senso dell’istituto, poiché lo rende oltremodo residuale, invocabile solo quando si tratta di semi-lavorati non a norma, oppure di etichettature stampate su imballaggi di prodotti ancora non confezionati e per le informazioni al consumatore fornite, per esempio, su siti web e su social network.

Ricordiamo che, nel diritto alimentare, «immissione sul mercato» significa “la detenzione di alimenti o mangimi a scopo di vendita, comprese l’offerta di vendita o ogni altra forma, gratuita o a pagamento, di cessione, nonché la vendita stessa, la distribuzione e le altre forme di cessione propriamente detta” [art. 3(8) reg. (CE) 178/2002 – General Food Law].

 

 

Riduzione del 30%

Per quanto concerne l’applicazione della riduzione del 30% sull’importo già decurtato ai sensi dell’art. 16 l. 689/81, così come quantificato nel verbale di contestazione, per chi paga entro 5 giorni dalla notifica di quest’ultimo (art. 1, c. 4, D.L. 91/2014), il beneficio viene esteso anche in relazione a quelle violazioni per cui, oltre alla pena pecuniaria, sia prevista anche una sanzione accessoria (es. d. lgs. 19 novembre 2004, n. 297 – Disposizioni sanzionatorie in applicazione del regolamento (CEE) n. 2081/92, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari).