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Decreto origine carni suine

Decreto origine carni suine: obbligatoria l’indicazione del luogo di provenienza della carne suina con cui sono stati realizzati insaccati ed altri prodotti alimentari trasformati.

Il decreto interministeriale 6 agosto 2020 in esame è entrato in vigore il 16 novembre 2020 e cesserà di applicarsi a partire dal 1° gennaio 2022, salvo proroghe. 

 

Vediamo il contenuto del testo normativo, nonché alcuni casi problematici di sua applicazione ed esempi concreti esplicativi.

 

 

Obblighi in etichettatura

Il quadro normativo

Il decreto va letto in chiave sistematica, congiuntamente a due regolamenti euro-unitari fondamentali.

Il primo è il regolamento di esecuzione (UE) n. 1337/2013 della Commissione del 13 dicembre 2013, che ha disposto l’indicazione obbligatoria dei Paesi di allevamento e di macellazione di suini, ovini, caprini e volatili su tutte le carni fresche, refrigerate e congelate

Il secondo è il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione del 28 maggio 2018, relativo al dovere di specificare il Paese d’origine o luogo di provenienza dell’ingrediente primario quantitativo (> 50% in peso dell’alimento) o qualitativo su prodotti per i quali viene indicata o allusa una diversa origine o provenienza.

Per le modalità di applicazione di tale ultimo testo normativo, vedi nostra breve guida.

 

Il campo di applicazione del decreto italiano

Tenuta a mente l’area di operatività dei regolamenti dianzi citati, il testo del nuovo decreto prevede l’obbligo di indicare il luogo di nascita, di allevamento e di macellazione dei maiali sui seguenti prodotti preimballati:

  1. carni macinate;
  2. carni separate meccanicamente;
  3. preparazioni di carne (es. carni a cui sono stati aggiunti altri ingredienti come erbe, aromi, spezie, come gli hamburger); e
  4. prodotti a base di carne (es. insaccati).

Non è specificato se l’obbligo si estenda anche alla carne usata quale ingrediente in altri alimenti (es. paste ripiene).

 

Quando non si applica il decreto

Importante ambito di esclusione è quello dei prodotti D.O.P., I.G.P e di altre denominazioni d’origine riconosciute da trattati internazionali cui partecipi l’Unione Europea.

Ancora, si ricorda che le norme si applicano solo per gli operatori che commercializzino il proprio prodotto in Italia, mentre non incidono minimamente su coloro che fabbrichino o commercino gli stessi prodotti in altri Paesi UE, in Turchia o Stato dello Spazio Economico Europeo (es. Svizzera e Norvegia) (c.d. clausola di mutuo riconoscimento).

 

Il fondamento del decreto

Il testo italiano si inserisce nello spazio riservato agli Stati membri dall’art. 39 del regolamento (UE) 1169/2011Disposizioni nazionali sulle indicazioni obbligatorie complementari, a mente del quale, seguendo la procedura stabilita dal successivo art. 45, è possibile introdurre nuovi obblighi informativi in etichettatura se supportati da argomentazioni solide in punto di tutela della salute o degli interessi dei consumatori.

In dettaglio, quando si discute di indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza di un alimento, è necessario dimostrare che vi sia un nesso tra qualità di quest’ultimo e zona geografica.

Come previsto dagli articoli sopra riportati, il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali ha proceduto, assieme all’ISMEA, a realizzare uno apposito studio di mercato sull’importanza dell’indicazione dell’origine della carne suina negli alimenti trasformati per il consumatore italiano mediamente formato.

Il risultato ha dimostrato che l’83% dei partecipanti al panel (26.500 persone) ritiene decisiva la provenienza italiana dell’ingrediente principale quando deve decidere l’acquisto di un alimento a base di carne suina trasformata e oltre il 95% ne chiede la chiara e leggibile indicazione in etichetta.

A parere di chi scrive, siffatta argomentazione non è conforme all’ordinamento UE, come evidenziato anche da sentenza della Corte di Giustizia UE sull’obbligo di indicazione dell’origine del latte in Francia (si veda qui).

 

Contenuti dell’obbligo

Il testo prevede che vengano fornite le seguenti indicazioni relative al luogo di:

  • nascita;
  • allevamento;
  • macellazione.

Il Paese di nascita è una novità in fatto di carne suina, in quanto non prevista dal regolamento UE 1337/2013 in relazioni alle carni freschi, congelate o refrigerate.

 

Come formulare l’indicazione

I casi che si possono presentare sono i seguenti.

A) Nascita, allevamento e macellazione tutti in una stessa zona geografica:

  1. nello stesso Paese membro:
    • «Origine: Italia»
  2. tutte le fasi nell’UE:
    • «Origine: UE»; oppure
    • indicare lo Stato relativo a ciascuna fase. Non ammissibile usare i termini «UE», «extra Ue» o «UE o extra UE» in relazione alle singole fasi.
  3. tutte le fasi extra-UE:
    • «Origine: extra UE»; oppure
    • indicare lo Stato relativo a ciascuna fase. Non ammissibile usare i termini «UE», «extra Ue» o «UE o extra UE» in relazione alle singole fasi.

 

B) Le tre fasi hanno avuto luogo sia nell’Unione Europea che al di fuori di essa:

    • Indicare lo Stato relativo a ciascuna fase. Non ammissibile usare i termini «UE», «extra Ue» o «UE o extra UE» in relazione alle singole fasi.
    • NON AMMISSIBILE «Origine: UE ed extra UE», in quanto l’art. 4, co. 5 del decreto prevede che si possa applicare l’espressione «UE o extra UE» solo in riferimento alla singola fase dell’allevamento.

 

C) Caso particolare dell’allevamento avvenuto in più Paesi, siano essi parte dell’Unione Europea o meno:

    • Specificare i singoli Paesi, oppure indicare «UE», «extra Ue» o «UE o extra UE».

 

Esempio

Quindi, per fare un esempio, se il maiale da cui proviene la carne è nato in Germania, poi è stato allevato in parte in Germania ed in parte in Italia, poi macellato in Italia, si può scrivere “Origine delle carni suine: UE”, oppure “Paese di nascita: Germania; Paesi di allevamento: Germania e Italia (o “UE”), “Paese di macellazione: Italia”. Non sarebbe invece corretto scrivere “Paese di nascita: UE. Se si volesse “nascondere” che il maiale sia nato in Germania, pertanto, occorrerebbe adottare la dicitura semplificata “Origine delle carni suine: UE”. Possibile invece dire “Paesi di allevamento: UE“.

 

Prescrizione tecniche

Le diciture obbligatorie secondo il decreto debbono essere riportate nel campo visivo principale delle etichette dei prodotti di cui sopra con le stesse dimensioni previste per le altre informazioni obbligatorie (altezza della “x” di 1,2 mm o, in casi di contenitori la cui superficie maggiore sia inferiore agli 80 cm², 0,9 mm).

 

 

Sanzioni

Per quanto concerne il trattamento sanzionatorio applicabile ai trasgressori dei nuovi obblighi, sempre ammesso che la condotta posta in essere non costituisca reato (es. frode in commercio), il testo di riferimento è il d. lgs. 231/2017 (art. 13: sanzione pecuniaria da 2.000 euro a 16.000 euro, a meno che non si sia trattato solo di errori od omissioni formali, nel qual caso la somma varia da 500 euro a 4.000 euro).

In aggiunta, potrà intervenire anche l’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato (A.G.C.M.) per quanto concerne gli aspetti di informazione corretta ai consumatori.

L’autorità competente ad eseguire i controlli e a contestare gli eventuali illeciti amministrativi si ritiene essere l’ICQRF.