Skip links

Regolamento sulle pratiche anticoncorrenziali

Regolamento sulle pratiche anticoncorrenziali: in questo intervento parliamo del regolamento (UE) 2022/720 della Commissione (d’ora in avanti anche solo “il regolamento”) relativo all’applicazione dell’articolo 101, paragrafo 3, TFUE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate.

 

Applicazione, scadenza e periodo transitorio

Il regolamento (UE) 2022/720 sarà applicabile direttamente e ovunque nell’Unione Europea a decorrere dal 1° giugno 2022 e scadrà il 31 maggio 2034.

Gli accordi verticali non conformi al regolamento in vigore al 31 maggio 2022, possono continuare ad applicarsi fino al 31 maggio 2023, purché aderenti al dettato del precedente regolamento (UE) 330/2010.

 

Rapporto di specialità

Per quanto attiene ai contratti stipulati da imprese delle filiere settore agro-alimentari, si applica in primo luogo la direttiva europea 2019/633 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 – direttiva UTPs (Unfair Trading Practices), attuata in Italia per mezzo del d. lgs. n. 198/2021 (vedi nostro articolo).

Soltanto ove compatibili e per le questioni non esplicitamente trattate dalla diretta testé menzionata, si applicano altresì le disposizioni del regolamento oggetto di analisi.

 

Premesse

Sappiamo che la libertà d’iniziativa economica, seppure entro limitazioni dovute alla salvaguardia dei diritti sociali e collettivi, sia fondamentale tanto per la Costituzione Italiana che per i Trattati dell’Unione Europea.

La libertà d’iniziativa economica, a sua volta, presuppone la tutela della concorrenza, poiché è evidente come i soggetti economici, in qualunque forma siano costituiti, debbono poter stare sul mercato confidando nella lealtà degli altri concorrenti, in modo che siano i consumatori a scegliere i prodotti/servizi ritenuti più conformi alle proprie esigenze.

Una situazione nella quale alcune imprese concentrino, sotto il proprio controllo, quote di mercato rilevante troppo cospicue, così come accordi tra competitor, non solo andrebbe contro gli interessi degli altri attori professionali, ma danneggerebbe altresì i consumatori finali, i quali si ritroveranno con meno scelta e/o prezzi più alti o condizioni peggiori.

 

Il trattato sul funzionamento dell’Unione Europea

Secondo l’art. 101 TFUE, sono incompatibili con il mercato interno e dunque vietati tutti gli accordi tra attori economici che siano idonei, nei loro effetti, a restringere la concorrenza del mercato di riferimento, come quelli volti, per esempio, a fissare i prezzi, controllare e contingentare l’offerta, applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti nei vari mercati geografici, ecc. (par. 1).

Viene tuttavia concessa la possibilità di far salvi accordi che, pur restringendo la concorrenza, abbiano come finalità quella di migliorare l’offerta di prodotti/servizi o di promuovere il progresso tecnico o economico, a patto che le limitazioni della concorrenza da essi imposta sia contenuta nel minimo indispensabile per raggiungere detti obiettivi, senza che comunque la concorrenza stessa venga del tutto eliminata (par. 3).

 

Il regolamento in parola dunque, sulla scia del precedente regolamento (UE) n. 330/2010, si propone di disciplinare le fattispecie di deroga al divieto generale di accordi lesivi della concorrenza, ammettendo accordi verticali che incrementino l’efficienza economica nell’ambito di una catena produttiva o distributiva, controbilanciando così gli eventuali effetti anticoncorrenziali derivanti dalle restrizioni da essi derivanti.

 

Gli accordi verticali

Per accordi verticali si intendono quelli che insistono tra due o più imprese, operanti ciascuna, per quanto di competenza dell’accordo, ad un livello diverso della catena di produzione o di distribuzione (art. 1, lett. a, regolamento).

Vengono parificati a questi anche gli conclusi tra imprese che svolgono effettivamente alcune attività in concorrenza tra loro, purché non nel segmento direttamente interessato dall’accordo (cioè quello a valle del fornitore e a monte dell’acquirente) o quando per quel bene o servizio il primo sia un grossista e il secondo un dettagliante (art. 2, par. 4). In tali casi, risultano tuttavia sempre vietati gli accordi relativi a scambi di informazioni ultronei rispetto ai beni/servizi oggetto di scambio (art. 2, par. 5) e nel caso in cui il fornitore offra servizi di intermediazione online per beni o servizi del cliente ma che egli stesso propone sul mercato (art. 2, par. 6).

 

Regola del 30% della quota di mercato

Gli accordi verticali, per essere leciti, debbono essere conclusi tra parti che non controllino, ciascuna nel proprio ambito, più del 30% del mercato rilevante dei beni/servizi scambiati (art. 3).

I metodi di calcolo sono definiti nell’art. 8.

 

Regola dei 50 milioni di fatturato

Nel caso di accordi verticali in cui parte è un’associazione (e controparte un suo membro o un fornitore), occorre che l’ente collettivo raggruppi esclusivamente distributori al dettaglio di beni e che nessun singolo membro dell’associazione, insieme alle imprese ad esso collegate, realizzi un fatturato annuo complessivo superiore a 50 milioni di euro (art. 2, par. 2, regolamento).

I metodi di calcolo sono definiti nell’art. 9.

 

Accordi verticali sempre vietati

Sono sempre vietati gli accordi verticali che impongano, anche in senso lato (mediante incentivi) all’acquirente o un prezzo fisso per la vendita di beni e/o servizi, o un prezzo minimo. È invece possibile imporre un prezzo massimo (art. 4, par. 1, lett. a).

Ancora, vietati gli accordi ove l’acquirente impedisca al fornitore di vendere le stesse componenti ad altri in qualità di pezzi di ricambio (art. 4, par. 1, lett. f).

Vietati i patti di non concorrenza di durata indeterminata o superiore a cinque anni (art. 5), seppure vi siano delle eccezioni, come pure quelli che impediscano al cliente, una volta che l’accordo commerciale si sia concluso, di vendere determinati beni e/o servizi per periodi superiori ad un anno e non necessari per la salvaguardia del know how del venditore trasferito durante la vigenza del contratto.

Vietati, infine, i gli accordi sulla limitazione alle vendite per territorio o per gruppi di clienti, eccetto il caso in cui siano stati creati sistemi di distribuzione esclusiva o selettiva (vedi oltre).

 

Regole generali nei contratti di distribuzioni

Quando il rapporto tra le parti è incardinato secondo un accordo di distribuzione, valgono regole particolari.

Secondo il regolamento, sono leciti e non anticoncorrenziali i patti per mezzo dei quali il fornitore impone al proprio distributore (art. 4, lett. b, c, d):

  1. e ai clienti diretti di quest’ultimo di non vendere attivamente (cioè acquisendo clientela in modo proattivo, sfruttando un qualunque mezzo di comunicazione) nel territorio o ai clienti riservati al fornitore stesso o ad un massimo di cinque distributori esclusivi;
  2. e ai clienti anche indiretti di quest’ultimo di non vendere in qualunque modo, anche passivamente (quando è il cliente, non sollecitato, che chiede il bene/servizio), a rivenditori non autorizzati in un territorio dove è stato istituito un sistema di vendita selettiva;
  3. di stabilirsi in un certo luogo;
  4. di vendere al consumatore finale, se il distributore stesso è un grossista;
  5. di vendere componenti che consentirebbero ai propri clienti di produrre beni concorrenziali con quelli del fornitore.

 

Nel caso di territori ove è stato istituito un sistema di distribuzione selettivo, inoltre, sono ammessi i patti che vietano le forniture incrociate tra i membri del sistema.

 

Accordi verticali sul know how

Come regola generale sono leciti gli accordi verticali in cui sia contemplata, oltre che la compravendita di beni e/o servizi (oggetto principale del contratto) anche la cessione o l’uso di diritti di proprietà intellettuale connessi (art. 2, par. 3), sempre ammesso che così facendo non si rientri in altre fattispecie vietate dal regolamento.

Sempre vietati, per contro, gli accordi verticali il cui oggetto esclusivo o principale siano proprio i diritti di proprietà intellettuale.

Leciti, invece, accordi che vietino anche senza limiti di tempo la diffusione di segreti industriali o commerciali trasferiti da una parte all’altra in ragione di un accordo commerciale (art. 5, par. 3, capoverso).

 

Servizi di intermediazione online

I servizi di intermediazione online consentono di agevolare l’avvio di transazioni dirette tra imprese quelli tra queste e i consumatori finali.

L’aspetto critico è rappresentato qui dagli intermediari “ibridi”, i quali cioè, oltre a prestare servizi per le vendite o la promozione delle vendite online, sono essi fornitori di beni e/o servizi concorrenti con quelli oggetto di intermediazione.

L’interesse della Commissione, esplicitato nel regolamento, è dunque quello di garantire che gli acquirenti possano sempre offrire, vendere o rivendere beni o servizi agli utenti finali a condizioni più favorevoli, ricorrendo a servizi di intermediazione online concorrenti (art. 5, lett. d).

 

Accordi verticali sulle vendite online

Sono leciti gli accordi verticali che impongano all’acquirente restrizioni su determinati canali di vendita online o su determinate forme o mezzi pubblicitari online, purché ciò non si traduca, nei fatti, in una restrizione delle vendite su base territoriale o per gruppi di consumatori o un impedimento totale delle pubblicità su internet (art. 4, par. 1, lett. e).

 

Possibilità di dichiarare illeciti accordi verticali specifici

La Commissione si riserva il potere di intervenire, all’occorrenza, su determinati accordi verticali, qualora constati che siano lesivi del principio di tutela della concorrenza. Potere similare, ma in ambito locale, è concesso alle Autorità garanti (in Italia, l’Antitrust).

Un potere speciale di intervento tramite regolamento della Commissione UE è previsto, infine, se tramite un sistema parallelo di accordi verticali si viene a creare una situazione in cui oltre il 50% del mercato rilevante arriva ad esserne interessato.