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Aggiunta di sali minerali a prodotti biologici

Aggiunta di sali minerali a prodotti biologici: parliamo della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sez. III, nella causa C-815/19, del 29 aprile 2021.

 

Le parti in causa sono una società di diritto tedesco (N. GmbH) contro il Land Nordreno-Vestfalia.

 

 

I fatti

In breve, la società parte in causa aveva immesso in commercio una bevanda vegetale biologica, a cui era stata aggiunta una polvere di un’alga (Lithothamnium calcareum) ricca di calcio.

Secondo le autorità tedesche, ciò non era in conformità con le previsioni dettate dal regolamento (CE) 834/2007 sulla produzione di alimenti biologici e relativo regolamento di applicazione 889/2008.

In seguito all’instaurarsi di una controversia innanzi al locale giudice amministrativo, è stata adita la Corte di Giustizia dell’UE, chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale circa la corretta interpretazione del dettato normativo unionale.

 

 

La decisione della Corte di Giustizia

La sentenza è interessante, anche se tratta di un regolamento in via di sostituzione (il nuovo regolamento sul biologico 2018/848 sarà applicabile dal 1° gennaio 2022, vedi qui nostra guida), poiché articola una serie di ragionamenti giuridici di assoluto pregio.

 

 

Ingredienti agricoli non biologici: solo alle condizioni dell’art. 21, reg. 834/2007

In primis, il Collegio ha ribadito che gli ingredienti agricoli non biologici elencati nell’allegato IX del regolamento di applicazione, ove figurano anche le alghe, sono autorizzati per la produzione di alimenti trasformati biologici, purché siano rispettati i requisiti di cui all’art. 21 del regolamento base (par. 49). In altre parole, il solo fatto che un ingrediente figuri nell’elenco del regolamento 889/2008 non legittima di per sé il suo utilizzo nella trasformazione di un alimento biologico, dovendo invece aversi riguardo al rispetto delle condizioni generali fissate dal regolamento 834/2007.

Quali sono queste condizioni fissate dall’art. 21, par. 1, co. 1, punti i) e ii) del regolamento appena citato?

L’uso di additivi, aromi, enzimi, minerali, vitamine e ingredienti di origine agricola non biologici nella produzione biologica è condizionato dall’assenza di alternative autorizzate (requisito dell’indispensabilità) e, dall’impossibilità di produrre o di conservare altrimenti gli alimenti o di rispettare specifici requisiti dietetici previsti dalla normativa dell’Unione Europea (requisito della necessità) (par. 55).

Nel caso sottoposto all’esame del giudice nomofilattico eurounitario, il secondo requisito non era stato soddisfatto, in quanto l’aggiunta della polvere di alga non era indispensabile per la produzione o la conservazione della bevanda commercializzata.

 

 

Aggiunta di sali minerali: solo alle condizioni dell’art. 27, reg. 889/2008

Il secondo rilievo significativo della sentenza in commento riguarda la possibilità di arricchire un alimento biologico con sali minerali, secondo la disciplina generale dettata dal regolamento (CE) 1925/2006 (vedi qui nostro articolo). La questione discendeva dal fatto che la polvere di alga utilizzata nella fabbricazione del prodotto dibattuto era ricca di calcio, minerale contemplato da tale ultimo regolamento per l’arricchimento/fortificazione di alimenti.

Ebbene, per il Collegio (par. 65) l’art. 27, par. 1, lett. f) del regolamento applicativo prevede che l’impiego dei minerali è autorizzato per la trasformazione di alimenti biologici purché siano rispettate le seguenti condizioni alternative:

  • sia direttamente previsto da disposizioni del diritto dell’Unione o da disposizioni del diritto nazionale compatibili con il diritto dell’Unione (c.d. fortificazione obbligatoria); oppure
  • sia previsto dalla disciplina speciale sugli alimenti per gruppi specifici (reg. UE 609/2013 e regolamenti di esecuzione, di cui abbiamo parlato qui).

Nella vicenda sottoposta al vaglio della Corte di Giustizia, salvo verifica di merito affidata al giudice nazionale tedesco, parrebbe non sussistere nessuna delle due condizioni, con la conseguenza che la polvere di Lithothamnium calcareum, come fonte di calcio, non poteva essere aggiunta alla bevanda vegetale biologica per finalità di fortificazione.